Sapò

Pensavo fosse l'ennesima carnevalata pseudo-biologica-modereccia e invece no

Ho scoperto recentemente una nuova marca di cosmetici e prodotti per il corpo: la Sapò. Si, non si sono sforzati molto per il nome.
Questa nuova marca Made in Italy fa chiaramente il verso alla Lush, ma lo fa bene: propone prodotti di biocosmesi artigianale, fatti a mano e con ingredienti naturali.

Non ne avevo mai sentito parlare. Non ci sono molti negozi monomarca, ma al contrario della Lush distribuicono anche in vari negozi di cosmetici sparsi sul territorio italiano.
L'ho scoperta per caso: fatalità, nella stazione di PAdova hanno aperto recentemente un negozio monomarca.
Si fanno notare: come la Lush, hanno prodotti dal nome e dall'aspetto accattivante. Non solo, hanno anche un bellissimo packaging, che rende questa merce, almeno per me, irresistibile (si, l'imballaggio rende i prodotti meno "ecologici" rispetto a quelli di altre case, lo so).

Sbirciando il negozio e il sito, ci si rende subito conto che la gamma di prodotti offerta è vasta.
Abbiamo:

BIODERMOCOSMESI

Linea di prodotti per la bellezza della pelle, che comprende detergenti, maschere, burri di cacao, prodotti specifici per mani e piedi e linee studiate appositamente per la pelle particolare degli uomini e per quella delicata dei bambini.
MASSAGGI
Tutto quello di cui avete bisogno per una seduta di massaggi: olii vegetali solidi e liquidi, olii essenziali e candele cosmetiche (per massaggi con cera tiepida).
LATTI CORPO
Il nome dice tutto: sono latti idratanti per la pelle.
BAGNODOCCIA - MOUSSE BAGNOCREMA
Linea per la doccia: ecologici e derivati dagli zuccheri e dall'olio di cocco, sia i bagnodoccia che le mousse sono estremamente delicate, adatte anche per le pelli sensibili, e profumatissime.
TRICOLOGIA
Quello di cui avete bisogno per i capelli problematici: shampoo e balsamo mirati per i diversi capricci che fanno i vostri capelli.
SAPONI
Profumatissimi, colorati e invitanti quanto quelli Lush, ce n'è per tutti i gusti, compresa una linea di scrub!
FRIZZANTI
Sfere e caramelle frizzanti da sciogliere in acqua, sali da bagno e olii da idromassaggio. Anche qui, un sacco di prodotti.
PROFUMI
Lo dice da sè: profumi e acque di colonia.
CASA
Una cosa che non trovate dalla Lush: prodotti per profumare la casa. Candele decorate con legno e frutta, bastoncini da intingere nelle essenze, gessetti profumati per i cassetti, candele aromatizzate al vino.

Come vedete, c'è davvero una marea di roba. Il sito è organizzato bene, dandovi la possibilità di dividere i prodotti non solo per utilizzo, ma anche per profumazione (dolce, fruttata, speziata e così via).
E i prezzi?
I prezzi sono buoni, i linea con i prodotti bio di altre case di produzione. Costano di più di quelli da supermercato, certo, ma comunque non un capitale. non sono prezzi inarrivabili.

Passiamo ora a un punto focale: sono veramente prodotti così ecologici?
Farò un esperimento, scegliendo a caso dei prodotti di categorie diverse, e cercando gli ingredienti INCI (ovvero della composizione) nel biodizionario.

SAPONE:
AFTER EIGHT

  1. AQUA
  2. SODIUM PALMATE - doppio verde
  3. SODIUM STEARATE - doppio verde
  4. DIPROPYLENE GLYCOL - giallo
  5. SODIUM PALM KERNELATE - doppio verde
  6. GLYCERIN - doppio verde
  7. SORBITOL - verde
  8. DISODIUM DILINOLEATE - verde
  9. ZEA MAYS EXTRACT - doppio verde
  10. AROMA
  11. MENTHA PIPERITA OIL - doppio verde
  12. THEOBROMA CACAO EXTRACT - doppio verde
  13. TOCOPHERYL ACETATE - doppio verde
  14. TETRASODIUM ETIDRONATE - verde
  15. TETRASODIUM EDTA - doppio rosso
  16. CI 75815 FD&C (Clorofilla Nat.) - verde
Verde verdissimo, ad eccezione per un componente giallo e uno purtroppo doppio rosso, che comunque si trova verso la fine della lista e quindi è presente in minima quantità.
Passiamo al prossimo

LATTE CORPO:
ARANELLA

  1. AQUA
  2. COCO-CAPRYLATE/CAPRATE -doppio verde-
  3. PRUNUS AMYGDALUS DULCIS OIL -doppio verde-
  4. ETHYLEXYL PALMITATE -verde-
  5. GLYCERIN -doppio verde-
  6. BUTYROSPERMUM PARKII BUTTER -doppio verde-
  7. CETEARYL OLIVATE -doppio verde-
  8. SORBITAN OLIVATE -verde-
  9. PANTHENOL  -doppio verde-
  10. TOCOPHERYL ACETATE -doppio verde-
  11. BISABOLOL -doppio verde-
  12. ALOE BARBADENSIS -doppio verde-
  13. AROMA
  14. CITRUS AURANTIUM DULCIS OIL -verde-
  15. CINNAMOMUM ZEYLANICUM OIL -verde-
  16. EUGENOL -giallo-
  17. TOCOPHEROL -doppio verde-
  18. ASCORBYL PALMITATE -verde-
  19. CETEARYL ALCOHOL -doppio verde-
  20. XANTHAN GUM -doppio verde-
  21. PHYTIC ACID -doppio verde-
  22. CITRIC ACID -doppio verde-
  23. LECITHIN -giallo-
  24. BENZYL ALCOHOL -giallo-
  25. DEHYDROACETIC ACID -giallo-
  26. CARAMEL -doppio verde-
  27. CI 15985 FD&C -verde-
Anche qui, verde che più verde non si può. Tanti ingredienti, di cui solo quattro contrassegnati come gialli, alla fine della lista. Vediamo un ultimo prodotto

SCRUB VISO:
SCRUBBI

  1. AQUA
  2. PRUNUS ARMENIACA SEED POWDER -doppio verde-
  3. ETHYLEXYL PALMITATE -verde-
  4. GLYCERYL STEARATE -doppio verde-
  5. UREA -doppio verde-
  6. GLYCERIN -doppio verde-
  7. CETEARYL ALCOHOL -doppio verde-
  8. CETEARYL OLIVATE -verde-
  9. OLUS -doppio verde-
  10. SORBITAN OLIVATE -doppio verde-
  11. TOCOPHERYL ACETATE -doppio verde-
  12. PANTHENOL -doppio verde-
  13. DIMETHICONE -doppio rosso-
  14. XANTHAN GUM -doppio verde-
  15. PHYTIC ACID -doppio verde-
  16. ALOE BARBADENSIS EXTRACT -doppio verde-
C'è solo un brutto doppio semaforo rosso verso la fine della lista che sfigura un po'.

In conclusione, questi prodotti hanno un INCI incredibilmente buono, anche migliore dei prodotti Lush. Il vantaggio di questa azienda è che essendo Made in Italy non ha bisogno di mettere troppi conservanti nei propri prodotti, mentre la Lush, che arriva direttamente dal Regno Unito, ne ha bisogno per forza di cose.

Nel fine settimana proverò di sicuro qualcosa di loro, contando anche sul fatto che c'è sempre qualche prodotto scontato fino al 50%.
A naso, così, mi sento di consigliarli, ma vi farò sapere in dettaglio più avanti!

Se vi ho incuriositi abbastanza,
visitate il sito della sapò!

La collina dei conigli

Scordatevi la Disney, qui non c'è niente da ridere

E' Pasquetta, oggi saranno tutti in giro a cazzeggiare con la famiglia, gli amici, o il partner. Invece io, afflitto dai lavori di ridipintura totale della casa, me ne sto qui come un cretino.
Oh bè, pazienza, scrivo qualcosa qui.

E visto che appunto è Pasquetta, oggi parliamo di conigli!
In particolare di un lungometraggio animato che da piccolo mi ha suscitato non pochi incubi (nonché credo sia parzialmente responsabile della mia odierna fobia nei riguardi di questi animaletti): La Collina dei Conigli.
Tratto dall'omonimo romanzo (il cui titolo originale è Watership Down), il film è datato 1978, prodotto in Gran Bretagna, e non ha nulla a che vedere con i cartoni animati super edulcorati a cui sono abituati i bambini di oggi.
Rispetto al libro è stato tagliato parecchio e leggermente modificato, pur restando un film di oltre un'ora e mezza, lunghezza che per un cartone animato è notevole.
Tuttavia, lo sceneggiatore ha operato i tagli sapientemente, aggiungendo qualche piccolo accorgimento, senza omettere nessuno dei punti chiave e restituendo un prodotto fedele alla controparte cartacea.

In molti paesi, alla sua uscita, questo film è stato censurato a causa della violenza. Sono infatti presenti molte scene di combattimento con sangue a volontà, nonché passaggi con cromie e narrazione che, per il bambino medio, risultano disturbanti.
Questo non gli ha impedito di essere nominato nel 1979 per lo Hugo Awards come miglior film drammatico, e di essersi guadagnato, nel 2004, il 47° posto nella classifica dei migliori film inglesi di sempre.

La trama è semplice: in una conigliera inglese (non un allevamento, una comunità selvatica), un coniglio visionario, Quintilio, ha una premonizione circa un disastro imminente che porterà alla morte tutti i suoi compagni. La soluzione è una sola: fuggire e cercare un posto migliore dove vivere.
Inizialmente, l'unico che gli darà ascolto sarà il fratello Moscardo, ma in breve raduneranno un piccolo gruppo di fuggiaschi disposti a lasciare la comunità.
Inizialmente ostacolati dall'Ausla, il reparto per il mantenimento dell'ordine all'interno della conigliera, il piccolo gruppo formato da otto individui riuscirà nel suo intento, lasciando il luogo natio ed iniziando un viaggio attraverso la campagna inglese.

Un incipit così terra terra presto si sviluppa in qualcosa di epico.
Guidati solo dalle visioni di Quintilio, presto dovranno affrontare numerosi ostacoli: i predatori, le trappole dell'uomo, la mancanza di femmine all'interno del gruppo, la rivalità di altri conigli e il dubbio che presto inizia a serpeggiare tra loro circa la follia di quel viaggio. Ma, soprattutto, devono sopravvivere.
Sebbene nel film manchino le minuziose descrizioni dei rituali e delle abitudini dei conigli presenti nel romanzo di Martin Rosen, abbiamo un quadro vivo di una piccola realtà che diventa metafora della società umana, con le proprie superstizioni, tabù e leggende.

I personaggi sono sviluppati più che bene, e il carattere di ognuno di essi è credibile e curato. Ne sono stati omessi molti, ma a mio avviso non è stata una scelta infelice: con i limiti di tempo imposti da un lungometraggio animato, meglio avere meno personaggi ma caratterizzati in modo eccellente che non l'intero repertorio appena abbozzato.
Ma non preoccupatevi: di personaggi ce ne sono comunque tanti, tutti diversissimi tra loro.

Nel complesso, l'atmosfera del film è cupa. Sebbene l'animazione risenta dell'età e dei limiti economici, osa evidente soprattutto nel labiale del parlato (questo film non ha avuto nemmeno lontanamente il budget di una produzione Disney), gli artisti che ci hanno lavorato hanno compensato con splendidi fondali.
I tratti spesso incerti, acquerellati e i colori spenti ricreano alla perfezione le atmosfere fosche della campagna inglese. Del resto, chi meglio di un team di inglesi poteva dipingere un tale scenario?
Oltretutto, tutto è presentato a misura di coniglio: vediamo attraverso i loro occhi e tutto sembra ingigantito, oscuro, ignoto e spaventoso.
Ogni tanto -raramente- la vista spazia su un paesaggio assolato, e ci viene concesso un sospiro di sollievo, dopo le sequenze buie e opprimenti che costituiscono la maggior parte del film.
In netto contrasto invece sono diversi passaggi onirici e visionari, che prediligono sopra tutti gli altri il rosso, a partire dalla prima sequenza di apertura. E' il rosso del sangue e della paura: rapportati al resto del film, questi passaggi hanno un incredibile impatto visivo ed emotivo, mettendo in moto un'ansia e un'oppressione quasi disturbanti.

Menzione speciale, infine, va alla colonna sonora. Le musiche sono calzanti e studiate a pennello. Tra tutte spicca Bright Eyes, di Art Garfunkel, una splendida ballata che all'epoca arrivò al primo posto delle classifiche inglesi.

Io consiglio caldamente questa perla dell'animazione. E' un prodotto unico nel suo genere, drammatico, onirico e violento, che sono sicuro vi colpirà, nel bene o nel male.

Il Chow Chow

Seriamente, ve la sentireste di spazzolare tutto quel pelo?

Visto che mi è stato richiesto un articolo sul Chow Chow, in questi giorni sono andato a informarmi un po' in giro, contattando un paio di conoscenti che ne hanno uno, per integrare un po' di più le informazioni reperibili in giro e le chiacchierate che ho fatto con qualche allevatore alle mostre canine. Questo è quanto c'è da sapere sul cane con la lingua blu.

Il Chow Chow è una delle razze più antiche del mondo. Le sue origini sono controverse, ma l'unica cosa sicura al 100% è che si tratta di una razza originaria della Cina, e nel corso dei secoli è stato usato come cane da caccia, da guardia, da compagnia e da difesa.
L'aspetto caratteristico lo rende inconfondibile: sembra un incrocio di un leone e di un orso, e ha un mantello vaporoso a due strati: ruvido in superficie, con un abbondante e fittissimo sottopelo lanoso.
Nonostante la varietà più popolare sia quella fulva a pelo lungo, esistono anche quelli a pelo corto, e i colori in cui si presenta sono, oltre al già menzionato fulvo, nero, cannella, blu e crema.
La caratteristica che lo ha reso famoso è tuttavia la sua lingua: rosa al momento della nascita, entro le otto settimane subisce un rapido processo di pigmentazione che la colora di bu.
E' un cane robusto che può arrivare ai 35 chili di peso e oltre. Il corpo è compatto, inscritto nel quadrato, con muscolatura forte e gambe dritte, che gli conferiscono un portamento particolare. Infatti il Chow porta il passo in avanti e poco verso l'alto: sembra quasi che cammini sui tacchi a spillo.
Ha un carattere riservato e composto, abbaia raramente. E' un ottimo guardiano, ma lega di solito con un membro solo della famiglia, per il quale non esiterebbe a dare la vita. Con tutti gli altri componenti del nucleo famigliare si dimostra affettuoso ma leggermente distaccato.
Sotto tutti i punti di vista è un cane forte, fedele, intelligente e discreto.

Ma prima di decidere che si, questo leoncino è il cane perfetto per voi, ci sono diverse cose che dovere tenere ben presenti.

Igiene:
Basta guardare un Chow Chow per rendersi conto di quanto pelo abbia. Ha un doppio mantello dotato di un sottopelo foltissimo e denso, che richiede cure quotidiane. Una buona spazzolata ogni giorno e una "di fondo" alla settimana sono obbligatorie.
Due volte l'anno, durante il cambio di stagione, effettua il cambio di mantello, prendendo gomitoli di pelo a destra e a manca. Per mantenerlo pulito è necessaria una tolettatura intensa, contando anche che il suo pelo si annoda facilmente.
Vista la conformazione del muso, è necessario pulire delicatamente occhi e orecchie, ogni giorno, con un panno o un dischetto per la pulizia viso leggermente imbevuto di acqua o camomilla tiepide.
Se non avete la pazienza necessaria per prendervi cura dell'igiene del vostro cane ogni singolo giorno, scegliete un'altra razza.

Esercizio fisico:
Non è un cane molto attivo, e si adatta bene a vivere in appartamento.
Nonostante questo, una passeggiata quotidiana è necessaria, visto che tende a impigrirsi facilmente e a ingrassare (e in una razza soggetta a displasia e problemi alle giunture il sovrappeso è pericoloso).
L'esercizio quotidiano non servirà solo a mantenere il vostro Chow in forma, ma anche a stabilire un legame più forte e a rafforzare le gerarchie, oltre che ad essere una buona occasione per farlo socializzare con altre persone e animali; cosa che, come vedremo nel prossimo punto, è di estrema importanza.
Inoltre, se lasciate che questo cane si impigrisca, oltre al sovrappeso potrebbe chiudersi ancora di più in se stesso, risultando ancora più difficile interagire con il suo carattere particolare.

Educazione:
Il Chow Chow, nonostante l'aspetto buffo e tenero, ha un carattere indipendente, sopporta poco l'essere strapazzato e ha un forte istinto territoriale.
Questo, unito alla sua personalità spesso distaccata, ne fanno un cane difficile da gestire.
E' fondamentale iniziare ad impartire delle regole fin dai tre mesi di vita, imporre delle solide gerarchie ed educarlo a dovere. Non è un cane facile da addestrare e richiede molto tempo e pazienza.
E' importantissimo anche farlo socializzare fin da piccolo con altri cani: non condivide volentieri i suoi spazi con i simili né con altri animali, arrivando facilmente a mostrarsi scontroso e aggressivo. E' bene che impari anche il giusto comportamento nei confronti dei bambini, che tende a tollerare poco.
Fin dai primi mesi di vita è necessario abituarlo ad essere maneggiato, cosa che dovrete fare spesso per mantenere in buone condizioni il suo mantello: fatelo abituare subito ad essere spazzolato, è di primaria importanza. In caso contrario, potrebbe a lungo andare non accettare la tolettatura, arrivando a ringhiare e, in casi estremi, a mordervi.
Quindi, per quanto riguarda questa razza, una ferma educazione è obbligatoria.

Attenzione a:
E' un cane inadatto ad ambienti troppo caldi. D'estate, ha bisogno di poter godere di un luogo fresco e riparato per non andare incontro a seri problemi respiratori e di surriscaldamento corporeo.
Al momento dell'acquisto, è importante poter vedere entrambi i genitori del cucciolo: vista la versatilità della razza e la personalità scostante, il carattere dei singoli soggetti può variare parecchio. Il comportamento dei genitori è indicativo del carattere del cucciolo. E' fondamentale vederlo interagire all'interno della cucciolata: in questo modo non è difficile individuare i soggetti troppo remissivi o aggressivi.
Assicuratevi che la lingua sia già perfettamente pigmentata: non è consentita la vendita al di sotto dei due mesi di età, la soluzione ottimale è aspettare i tre mesi. a questo punto la lingua dovrebbe essere già interamente blu: se non lo è il cane o è troppo giovane oppure non ha i requisiti fondamentali della razza. In quest'ultimo caso è un difetto grave per un cane da esposizione. Se vi interessa solo per godere della sua compagnia non cambia nulla, solo state attenti a non farvi fregare sul prezzo.
Informatevi sulla genealogia della cucciolata: sono cani soggetti a displasia all'anca e al ginocchio, oltre che a malattie oculari. Una buona linea di sangue è essenziale per avere un esemplare sano.
I maschi sono particolarmente difficili da educare, mentre le femmine sono più mansuete e pazienti.

Cose poco piacevoli:
Come già detto, non è un cane facile. Se non viene gestito correttamente, potreste facilmente ritrovarvi tra le mani un cane che non ascolta, non si lascia spazzolare, morde qualsiasi ospite che entri in casa.
Il pericolo maggiore lo corrono i bambini: questo cane ha un aspetto soffice e irresistibile, ma non esiterà a mordere un bambino che cerchi di spupazzarlo, se non è adeguatamente socializzato ed equilibrato.
Il muso, le orecchie e il pelo, se non adeguatamente tenuti, tendono a puzzare parecchio.
Anche se avete estrema cura della sua igiene, aspettatevi di trovare pelo ovunque.

In conclusione, non è un cane adatto ai principianti o alle famiglie con bambini.
Ma se riuscirete a imporvi come capobranco con le giuste dosi di severità e gentilezza avrete un compagno vigile e intelligente, sempre sull'attenti per salvaguardare la vostra sicurezza, pronto a condividere con voi ogni momento della sua vita. Peli svolazzanti compresi.

Brufolo Bill

Per essere quasi del tutto naturale, una mano la dà

Stasera si continua la lotta ai fottuti brufoli.
Qualche tempo fa, curiosando nella Lush di Venezia, ho trovato -e deciso di portarmi a casa- tale Brufolo Bill, presentato come un killer per i maledetti bastardi.
Incoraggiato da un'amica che mi garantiva la sua efficacia, l'ho provato.

Lush ci dice:
Brufolo Bill è arrivato in città! È molto determinato e sarà al vostro fianco nella lotta contro bubboni in formazione, brufolotti ribelli e piccoli arrossamenti. Il gel di alghe crea una protezione trasparente (non grattare!) che permette agli ingredienti attivi di accerchiare il nemico: Il tea tree elimina i batteri, la lavanda riequilibra la produzione sebacea, Il gel di aloe calma le irritazioni e l’acqua di mare asciuga tutto. Basta applicarne pochissimo un paio di volte al giorno, finché non scompare ogni rossore.

A naso, non sa di nulla. Come fragranza, intendo, ha un leggerissimo odore "di pulito", ma nient'altro. Per questo motivo è adatto a chi non piace avere sotto il naso profumi intensi.
Ha una consistenza leggermente gelatinosa, bisogna stare attenti ad applicarne poco, pochissimo, altrimenti vi si spalma sulla faccia formando uno strato fastidioso.

Funziona?
Funziona, per essere un prodotto naturale quasi al 100%.
La prima sensazione, dopo averlo applicato, è quello della pelle che "tira" un po', effetto dovuto all'acqua di mare...e non è una sensazione spiacevole.
Subito dopo, lenisce eventuali arrossamenti: non è come darsi una mano di pittura, ma l'effetto c'è.
Sui brufoli, l'efficacia dipende da quanto grave è la situazione. Sui brufoletti piccoli fa il suo dovere, facendoli scomparire dopo un paio di applicazioni. Su quelli grandi e ciccioni, invece, bisogna agire per tempo. Mi spiego: se beccate il bastardo mentre si sta formando, il Brufolo Bill impedisce che diventi enorme, asciugandolo più in fretta e, spesso, facendolo riassorbire.
Invece, se lasciate che maturi e faccia la puntina gialla (lo so, è un'immagine schifosa, ma è la verità), non serve assolutamente a nulla.

Quindi, l'efficacia del prodotto dipende dalla vostra tempestività. Se lo usate regolarmente vi darà le sue piccole soddisfazioni.
Va detto che ha un effetto leggero, quindi per chi tende ad avere la pelle grassa, mi sento di consigliarlo addirittura come tonico generale: dopo aver lavato il viso, agitate bene il flacone, spruzzatene un po' sulle dita (uno spruzzo basta e avanza per tutto il viso, garantito), e applicatevelo su tutta la faccia.
In ogni caso, miracoli non ne fa: se avete problemi grossi con le invasioni di brufoli, non dico di rivolgervi ad altro, ma usatelo in combinazione con altri prodotti (ad esempio, dopo una bella passata di Fresh Farmacy).
Però, inutile dirlo, un'alimentazione sana è la prima mossa vincente per avere una bella pelle.
Se siete proprio sfortunati (o con gli ormoni che fanno i salti mortali), Brufolo Bill può darvi una mano, a patto che siate meticolosi e costanti nell'utilizzo.
Ricordate che la bacchetta magica non esiste, anche se sarebbe tanto comoda.

Cosa ci trovate dentro (esattamente):
Infuso di Timo, Rosmarino e Tea Tree (Thymus vulgaris, Rosmarinus officinalis, Melaleuca alternifolia),Acqua (Aqua), Gel di Aloe Vera Biologico (Aloe barbadensis), Acqua del Mare di Scozia (Aqua), Succo Fresco di Uva Verde (Vitis vinifera), Olio Essenziale di Lavanda (Lavandula augustifolia), Estratto di Amamelide (Hamamelis virginiana), *Limonene, Profumo (Parfum), Methylparaben.

Quanto vi costa
Flacone da 45 grammi  € 8,45
Costa un po', è vero, ma dura veramente a lungo.


LUSH.IT  
date un'occhiata al sito della Lush, mi raccomando,
è tutta robbba bbbuona per voi e per l'ambiente!

I segreti erotici dei grandi chef

Parliamo un po' di dipendenze

Oggi vi parlo di un libro che mi ha lasciato interdetto e soddisfatto allo stesso tempo.
Volendo avvicinarmi ad Irvine Welsh e non trovando in libreria Trainspotting, mi sono portato a casa "I Segreti Erotici dei Grandi Chef" praticamente a scatola chiusa. Cosa che non faccio quasi mai, mi piace sapere qualcosa di più di quello che compro, prima di spenderci soldi.
Premetto che sarà difficile parlare di questo libro in maniera chiara e sintetica (non mi piace scrivere papiri: alla lunga distrae me e annoia voi) e soprattutto non spoilerare nulla di importante.
Ma farò un tentativo.

Daniel Skinner è un giovane arrampicatore sociale che lavora in un ufficio per le ispezioni sanitarie di Edimburgo. Non gli manca nulla: sebbene sia stato allevato solo da sua madre ha avuto tutto l'affetto necessario, ha un posto di lavoro, una bella presenza, modi di fare carismatici e ha Kay, una bellissima ragazza innamorata di lui. Eppure, la sua vita è inquinata da una mancanza per lui fondamentale: non ha mai saputo chi fosse suo padre.. e la madre, ex punkettara restata incinta ancora adolescente, non ha nessuna intenzione di dirglielo.
Danny sopperisce a questo vuoto con violenza, alcol e droga, che nasconde dietro una maschera di rispettabilità, che tuttavia, con il progredire degli stravizi, sta lentamente cedendo. I suoi vizi lo porteranno prima a rovinare il rapporto con Kay: concentrato solo su se stesso e suoi suoi problemi, è incapace di vedere quelli di lei, e nonostante la ami con tutto se stesso le rende man mano la vita impossibile.
E in seconda battuta metteranno a rischio il suo posto di lavoro.
L'inesorabile discesa nell'oblio di Daniel è disturbata dall'arrivo nello stesso ufficio di Brian: un ragazzo timido e riservato, che lavora per mantenere gli studi della sorella, il cui padre è ricoverato in ospedale in condizioni gravi.
Per Daniel, questo arrivo è come una folgorazione: in Brian trova il bersaglio perfetto su cui riversare tutta la propria insoddisfazione e il proprio rancore, trascinato da un odio istintivo e puerile per quel ragazzo impacciato che non gli ha mai fatto nulla di male.
Ma non sa che quell'odio andrà ben oltre i limiti umani, scatenando un maleficio che lo legherà alla sua vittima in modo indissolubile.


Ambientato in una Edimburgo moderna, fredda, grigia e devastata dalla piaga dell'alcolismo, questo libro è la versione scozzese de "Il Ritratto di Dorian Gray"... con un bel po' di quesiti sull'ereditarietà del bere che sembrano sbucare fuori direttamente dai libri di Zola.
L'autore ci presenta una Scozia rovinata, nella quale dilagano alcol e violenza, e dove ancora serpeggia il malcontento per l'annessione al Regno Unito. Ma viene tutto tenuto nascosto, salvare le apparenze viene prima di ogni cosa.
Ho apprezzato la narrazione, che passa spesso e volentieri dalla terza alla prima persona, permettendoci di sbirciare nel flusso di pensieri dei personaggi.
Il gergo utilizzato è ricco di volgarità, e vista l'ambientazione ci può stare. Ma non so se è per via della traduzione o proprio della costruzione dei dialoghi, non sempre è incisivo o significativo: a volte sembrano infilate una dietro l'altra tanto per dare colore alle pagine e come detto, non sempre ci riescono. Avrei preferito fossero più limitate ai passaggi in prima persona, con una narrazione in terza più asettica.
La trama si sviluppa in modo costante, senza particolari cali di ritmo, e dopo il primo terzo di libro prende una piega che all'inizio mi ha davvero fatto storcere il naso. Non sapevo bene che aspettarmi da questo libro, è vero, ma non mi aspettavo che l'autore ci infilasse dentro anche il paranormale.
Ma superata la momentanea delusione il racconto continua a reggersi in piedi, prendendo svolte nuove, distanziandosi da quello che finora pensavo fosse il tema principale (l'alcolismo e la tossicodipendenza) e passando a sviscerare i personaggi.

Perché, anche se la trama non è particolarmente brillante (nonostante riservi qualche bel colpo di scena verso il finale), la cosa più interessante del libro sono proprio i personaggi. I due protagonisti in primis, ma anche i comprimari fanno la loro figura.
Danny e Brian sono due persone a tutto tondo, né buoni né cattivi, ed è questo che li rende così veri: esulano dallo stereotipo romanzesco moderno nel quale si è o dalla parte del torto o da quella della ragione, avvicinandosi di più ai comuni mortali.
Danny, nonostante la perfidia con cui agisce, non sono riuscito ad odiarlo. E' un ragazzo che si avvia verso i venticinque anni, un'età nella quale c'è ancora voglia di divertirsi senza pensare alle conseguenze, ma inizia a pesare addosso la responsabilità di una vita propria.
E' un ragazzo in perenne conflitto tra il voler apparire migliore, brillante, unico e il bisogno di sentirsi appartenente ad un gruppo. Gruppo, nel suo caso, sbandato e violento, dal quale si lascia trascinare fin troppo facilmente. Ma restare soli fa paura.
alta facilmente da una donna all'altra, ma è difficile avercela con lui anche in questo caso: Danny non tratta le sue amanti come semplici oggetti di desiderio; è sinceramente interessato alle donne, ai loro gusti, alle loro passioni, a conoscerle dal lato umano più che da quello sessuale.
Quindi, abbiamo un individuo carismatico, a modo suo sensibile, brillante... ma fondamentalmente accecato dal proprio egocentrismo. Soffocato dalla sua fissazione di non sapere chi sia suo padre, reputa stupidi e superficiali i problemi del resto del mondo, tollerando a malapena o disprezzando le persone che lo circondano.
Dall'altra parte abbiamo Brian, il prototipo del bravo ragazzo (nonché nerd): si impegna nel lavoro, non alza mai la voce, non beve, non ha nessun tipo di vizio ed è un appassionato escursionista.
Eppure è completamente chiuso in se stesso. E' un personaggio meno complesso della sua controparte, ma altrettanto vero.
Cresciuto in una famiglia "casa e chiesa", risulta socialmente inetto: non sa scegliere gli argomenti di conversazione, nè è in grado di capire quando all'interlocutore di turno non gliene potrebbe fregare di meno di quello di cui sta parlando. E' patetico, ma non si può non essere solidali con lui: in fin dei conti ce la mette tutta.
Anche lui, come Daniel, è vivamente interessato alle ragazze. Ma, fissato com'è nel suo intento di perdere la verginità, al contrario di Danny non riesce a rendersi interessante ai loro occhi... semplicemente perché è in cerca solo di inzuppare il biscotto, e non presta la minima attenzione all'aspetto relazionale con l'altro sesso.

Il rapporto tra i due personaggi è il punto focale del libro: Danny, rovinando con perfida e implacabile metodicità la vita di Brian, inizia paradossalmente a creare il vuoto intorno e dentro di sè, mentre il significato della propria vita pian piano gli scivola dalle mani; Brian invece viene lentamente avvelenato nel corpo e nello spirito, scoprendo impensabili lati di sè, sperimentando per la prima volta cosa significhino l'odio, la rabbia cieca, la disperazione e la dipendenza.

In fin dei conti, potrei dire che il racconto parla proprio di quello: dipendenza.
Una dipendenza che ci creiamo da soli, dall'alcol e dalla droga in primis... che è nulla a confronto di quella, più sottile e difficile da affrontare, che possiamo sviluppare dal rapporto con altre persone.
Possiamo essere dipendenti dal giudizio altrui, dalla presenza di qualcuno, da un'idea fissa... persino da una relazione autodistruttiva. E, infine, dall'odio che possiamo arrivare a provare per qualcuno.

Lo consiglio? Nì. Dipende molto da cosa cercate.
Non l'ho trovato assolutamente pesante, ma mi ha spiazzato: non era nulla di ciò che mi aspettavo. Non è una lettura illuminante, ma riserva qualche piccola perla, tra un dialogo e un pensiero.
A volte è interessante vedere cosa si nasconde dietro la maschera di chi abbiamo di fronte, anche se non sempre piacevole.

Tricorno

So che ne volete uno anche voi, ammettetelo

Visto il successo che continua a riscuotere il mio tricorno, e visto che sono stufo di vederlo sparire a destra e a manca, mi sa che è ora di spiegare come farlo.Come costruzione, è una versione un po' semplificata di quello che ho cucito io (perché a me piace complicarmi la vita).
E' lungo da fare, ma non è affatto difficile.
In linea di massima, vi serviranno:
  • feltro di colore a piacimento (occhio, che sia feltro, non pannolenci, è troppo sottile)
  • passamaneria (detta anche sbieghino)
  • un boa di piume del colore che preferite


Cominciamo con il preparare la tesa del cappello.
a. ritagliate un cerchio di circonferenza 46 centimetri. Per un cappello più "importante", aggiungete qualche centimetro, per uno più modesto, toglietene qualcuno
b. al centro del cerchio, disegnate un'ellisse con assi di 17cm e 20cm, e ritagliatelo.
c. a una distanza di 1,5-2cm dalla prima ellisse disegnatene una seconda, e praticate dei taglietti a distanza di 2-3cm uno dall'altro, come le linee tratteggiate in figura
Provate se le dimensioni sono corrette per la vostra zucca, fate eventuali modifiche e ritagliate il tutto in feltro.


Fin qui tutto semplice. Ora passiamo alla testa.
d. ritagliate un rettangolo di 15cmx60 centimetri
e. tracciate una linea che lo suddivida, per la parte lunga, in due sezioni da 5cm e 10cm
f. all'interno della sezione più ampia disegnate dei triangoli tutti uguali
g. ritagliate i triangoli fino ad ottenere una sagoma come quella in figura
h. ripiegate il pezzo ottenuto e fissatelo con dello scotch di carta,e provate se va bene. Guardatevi allo specchio: ora siete delle bellissime principesse!
Fatte le eventuali modifiche, riportate e ritagliate il pezzo sul feltro.
i. fissate di nuovo il pezzo a coroncina, quindi ripiegate i triangoli verso l'interno e cuciteli insieme per ottenere una cupoletta. E' la parte più rognosa del lavoro, potete aiutarvi tenendoli fermi sempre con lo scotch di carta, che non rovina il feltro.

Ora, prima di assemblare il tutto, pensate a come decorare la tesa del cappello, visto che sono cose che si dovranno fare ora.
La prima cosa da applicare è la passamaneria (o sbieghino).

Avete diverse possibilità: lasciare il cappello liscio, oppure applicare una (figura 1) o più (figura 2) righe decorative.

 Se avete intenzione di aggiungere questo dettaglio, applicate la passamaneria intorno alla tesa, seguendo la circonferenza, come in figura j.
Ricordate che per ottenere una buona aderenza, è necessario cucire lo sbieghino lungo entrambi i lati (figura k), altrimenti rischierete che uno dei due si sollevi. Già che ci siete, fate un buon lavoro.


 Veniamo ora ad un altro elemento distintivo del tricorno: le piume.
Anche qui, potete applicarle o no.
Ci sono due modi per decorare il cappello con le piume: facendo correre un bordo piumato tutto intorno alla tesa (figura 1) oppure solo da un lato (figura 2).
Nel primo caso, dovrete cucirlo ora: fissate il boa di piume con tanta pazienza lungo la circonferenza della tesa.
Se invece volete le piume solo di lato, andranno cucite alla fine del lavoro.

 Bene, siamo finalmente pronti ad assemblare il tutto.
l. posizionate la testa sopra la tesa, inserendo e linguette tagliate al punto c verso la parte interna. Mi raccomando, se avete cucito della passamaneria, tenetela sul lato basso della tesa: non sarà visibile ora, ma spunterà fuori quando ripiegherete i lembi del tricorno, com'è giusto che sia.
m. fate una doppia cucitura, come le linee tratteggiate, per fissare le linguette sia alla base che all'estremità, in modo che restino aderenti e non diano fastidio.
n. ripiegate tre lembi della tesa, fissandoli alla cupola. Anche qui, avete diverse possibilità.

1. usare un filo spesso o una stringa di cuoio, per creare una "x" visibile
2. usare filo dello stesso colore del feltro, in modo che le "x" non siano visibili
3. usare filo dello stesso colore e in seguito applicare un bottone decorativo

A questo punto, se volevate le piume laterali, è arrivato il momento di attaccarle. Ripiegate il boa su se stesso tre o quattro volte. Valutate se il volume è eccessivo: in questo caso dovrete tagliarne un pezzo. Legate insieme le parti del boa, in modo che resti compatto, quindi fissatelo alla parte interna della tesa ripiegata (per intenderci, nella piega tra la tesa e la cupola).

Se siete soddisfatti così, meglio per voi. Ma ci sono ancora diversi modi per decorare il tricorno.

Potete aggiungere un fiore finto (figura 1), singole piume multicolori (figura 2), uno o due fili di cordino o catenella (figura 3) o perle (figura 4).
Badate solo di non renderlo eccessivamente pomposo, non potete ficcarci tutto quanto (cioè, potete, ma è già un cappello importante di suo, diventerebbe eccessivamente pacchiano).

Bene, mettetevi al lavoro adesso, e smettete di scroccare il mio, barboni!

Lips piercings

Amo i piercing alle labbra. Fono FECFI.

I piercing alle labbra sono di sicuro tra i più popolari, e offrono tantissime possibilità a livello di posizione e stile.
Visto il tessuto molle nel quale viene praticato, è un piercing di rapida guarigione, poco doloroso da fare (per quanto il dolore sia soggettivo), e che in genere, se curato correttamente, non dà nessun tipo di problema.

1-2. Labret
Questo è il più comune. E' posizionato sotto al labbro inferiore, lateralmente o centale.
3. Vertical labret
Simile al labret, viene eseguito in centro al labbro inferiore, con un foro che va da sotto al labbro fino alla parte superiore di esso, rendendo entrambe le estremità del gioiello visibili.
4. Monroe
Posizionato lateralmente al labbro superiore, nella posizione che viene definita "beauty spot".
5. Medusa
Posizionato al centro del labbro superiore, è forse (per esperienze personali) il piercing al labbro che può dare più problemi alle gengive.
6. Angelbites
Coppia di Monroe: un piercing per lato del labbro superiore.
7. Cyberbytes
Combinazione di Medusa e Labret centrale.
8. Snakebites
Coppia di labret laterali: un piercing per lato del labbro inferiore.
9. Spiderbites
Coppia di labret laterali: due piercing sullo stesso lato del labbro inferiore, ravvicinati tra loro.
10. Viperbites
Coppia di labret laterali: simile allo Spiderbites, con due piercing sullo stesso lato del labbro inferiore, ma più distanziati tra loro.
11. Caninebites
Combinazione di Angelbites e Spiderbites.

Gioielli
Il piercing al labbro non consente di sbizzarrirsi troppo con la forma dei gioielli (mentre per i colori c'è l'imbarazzo della scelta). Mi sento di sconsigliare circular barbells, spirali e altre forme strane. Saranno anche belli da vedere, ma per la salute dei vostri denti non sono il massimo.
La circular barbell è accettabile se siete attenti a mantenerla nella posizione corretta.

Labret stud
E' quello che dà meno problemi. Ce ne sono di tantissimi colori e stili diversi (se non vi piace la classica pallina), ed è difficile mettersi a giocherellarci.
E' l'ideale per qualsiasi piercing al labbro, escluso il Vertical Labret.



Captive bead ring
Più difficile da inserire e da chiudere, ma di sicuro effetto. Fate solo attenzione a scegliere un gioiello di dimensioni adatte, con un diametro né troppo largo né troppo stretto. Se avete poco autocontrollo, evitatelo: si sente di più dello stud, e vedo gente che se li mordicchia e ruota a livello di tic nervoso.
Alcuni piercer chiedono, al momento del foro, se si ha predilezione per questo tipo di gioiello, per praticare un foro leggermente inclinato.
Non mi sento di consigliarlo per Vertical Labret e Medusa. Anche per il Central Labret non è il massimo.

Curved barbell
E' la scelta consigliata per un Vertical Labret, ma per nessun altro piercing alle labbra.








Aftercare
Dopo l'esecuzione(di cui non parlerò, onde evitare che qualche cretino si improvvisi piercer e cerchi di farselo da solo, o vada a farlo a qualcuno, tendenza purtroppo terribilmente comune), la guarigione avviene di solito in un tempo compreso tra un mese e mezzo e tre mesi.
Il gioiello che il piercer inserisce all'inizio (uno stud) ha un'asta lunga, per permettere al labbro di gonfiarsi liberamente (come il dolore, anche il gonfiore è soggettivo, ma sparisce in pochi giorni). Una volta che il labbro è tornato alla normalità, potreste essere tentati di cambiare subito il gioiello: non fatelo.
Io consiglio di aspettare un paio di mesi, è pur sempre una ferita aperta, date ai tessuti il tempo di rimarginarsi.
Per tutto il tempo di rimarginazione, fate dai tre ai cinque sciacqui al giorno con collutorio analcolico (mi raccomando, che sia ANALCOLICO).
Per la pulizia (mattina e sera), potete usare un sapone antibatterico/germicida delicato che dovrete comunque diluire con acqua(compratelo in farmacia, non al supermercato).
Insaponate l'area in modo che le crosticine che si saranno formate si ammorbidiscano, per poi rimuoverle con delicatezza. Se non dovessero venire via, lasciatele lì. Fate scorrere il gioiello per detergere l'interno del foro, lasciate agire uno o due minuti, quindi sciacquate sotto acqua corrente, continuando a muovere il gioiello, per togliere tutte le tracce di sapone.
Asciugate bene tamponando con garze o altro materiale sterile.
In sostituzione (o in concomitanza) potete fare degli impacchi di soluzione salina poco concentrata (leggasi: acqua e sale marino -non iodato-), che stimola la circolazione del sangue e velocizza la cicatrizzazione. Imbevete una garza di soluzione e lasciatela sul piercing per qualche minuto. Sciacquate e asciugate

Evitate di:
  • Toccare il gioiello con le mani sporche
  • Bere alcolici, fumare o avere contatti orali almeno per la prima settimana
  • Giocherellare con il gioiello andando a tormentarlo con la lingua
  • Pulirlo con l'acqua ossigenata (erode i tessuti ritardando la cicatrizzazione)
  • Applicare pomate di qualsiasi genere (non fanno respirare il foro)

L'angolo delle controindicazioni
Per molti genitori e medici rappresenta una vera e propria mania: ti rovini i denti, ti rovini i denti!!! Ebbene si, i piercing alle labbra possono rovinare i denti.
Allora, va detto che il rischio c'è, ma si può facilmente evitare: assicuratevi di fare il piercing da un professionista, che valuterà la posizione in base non solo ai vostri gusti, ma anche alla conformazione della bocca: una giusta posizione e inclinazione del foro renderà pressoché impossibile il contatto del gioiello con denti e gengive.
Prediligete gioielli leggeri e con corpo sottile ed evitate quelli "da bancarella": finiranno pur sempre in bocca, è indispensabile un materiale anallergico e di qualità. Acciaio chirurgico, titanio e bioplast sono l'ideale.
Assicuratevi che la lunghezza (o diametro, nel caso di anelli) del gioiello sia adatta.



Ricordate: 
Per tutelare la vostra salute e la buona riuscita del piercing, rivolgetevi sempre a professionisti.
Spenderete di più, ma sarete tutelati da materiali di qualità, servizio professionale e ambiente perfettamente sterile.