Cani attivi

Per chi ama l'attività fisica
 Sono finalmente tornato a scrivere. La mia assenza è in parte dovuta ai post che vedrete spuntare qui sul blog nei prossimi giorni. Si tratta di un lavoro lungo e massiccio circa la selezione del cane ideale per la famiglia, e gli articoli comprenderanno tre categorie (cani attivi, mediamente attivi e sedentari), più un test per selezionare il gruppo che più si confà al vostro stil di vita.
In questo primo post vi propongo più di ottanta razze che rientrano del gruppo dei cani particolarmente attivi, tutte corredate da un'immagine e da un valore indicativo di peso medio (è già un lavoraccio così, se dovessi stare a indicarvi un range di peso per ogni razza o per maschio e femmina non finirei davvero più). In ogni sottocategoria le azze sono in ordine dalla più leggera alla più pesante (sempre parlando di peso medio). Se pensate che uno di questi cani faccia per voi troverete ampia documentazione in libreria e sul web per approfondire la vostra conoscenza sulla razza. E, se vi piacciono i miei articoli, scrivetemi su faccialibro e farò del mio meglio per scrivere un post con la mia opinione e la mia esperienza in merito.

Finita la doverosa premessa, veniamo alle bestiacce.
I cani del "primo gruppo" sono tutti animali con un altissimo livello di energia. La quale deve poter sfociare in attività adeguate, per garantire l'equilibrio psicofisico del cane, che si traduce in un animale più felice, più obbediente e più gestibile.
Se siete interessati a queste razze, dovete mettere in conto di spendere almeno due o tre ore al giorno ad occuparvi del loro bisogno di attività che, a seconda della razza, può essere non soltanto in forma di passeggiata (comunque indispensabile), ma anche in forma di gioco e attivazione mentale.
Sono quindi animali che trovano la loro dimensione ideale in famiglie molto attive con molto tempo a disposizione da dedicare loro e non sono cani da salotto o adatti a persone anziane o sedentarie. Un livello di attività troppo basso si traduce inevitabilmente in comportamenti distruttivi o aggressivi.
Se invece siete amanti delle lunghe passeggiate, delle escursioni, praticate jogging, ciclismo, siete interessati all'agility o altre attività ad alto dispendio energetico, tra queste razze potrete trovare il compagno di vita perfetto per voi.


Le razze di questo gruppo vivono letteralmente per la famiglia: si legano a tutti i componenti del nucleo famigliare con un attaccamento quasi morboso e hanno un bisogno costante della presenza del branco. Eccezionali con i bambini, dei quali ricercano le attenzioni e che proteggono a costo della vita, soffrono sopra ogni altra cosa la solitudine e l'inattività.
Per mantenersi equilibrati necessitano di poter vivere a stretto contatto con il proprietario: non sono cani da tenere in giardino e gestiscono male lunghi periodi di solitudine. Appena vi vedranno esploderanno in incontenibili dimostrazioni di felicità. Insomma, sono davvero cani che vivono per il proprietario.
Vi seguiranno ovunque andiate, ficcheranno il naso in qualsiasi cosa stiate facendo e saranno entusiasti di partecipare, se possibile. Spesso anche quando non sarà possibile: vedendovi piantare i fiori appena comprati potrebbero decidere di aiutarvi con il giardinaggio, scavando buche ovunque. Ma l'avranno fatto in buona fede.



I cani di questo gruppo sono animali che si legano in modo straordinario alla famiglia, soprattutto ai più piccoli. Dotati di un'inesauribile energia, curiosi ed estremamente ricettivi, possono diventare dei fantastici compagni di vita, a patto che siano educati con fermezza. Si tratta infatti di razze dal carattere forte, che hanno bisogno di vivere in un ambiente equilibrato con regole e limiti ben precisi, e di una mano esperta che ne segua l'educazione, senza mai ricorrere a metodi coercitivi o ne stimoli l'aggressività. Necessitano di un impegno costante anche nella socializzazione, che deve essere messa in atto fin dai primi mesi di vita e che è fondamentale per poter avere al vostro fianco un animale equilibrato.
Nelle mani sbagliate, queste razze possono facilmente sviluppare un'eccessiva aggressività o possessività: non sono animali da portare a casa "a cuor leggero", tutta la famiglia deve impegnarsi nella loro gestione, e la scelta deve essere valutata con attenzione.


   Jack Russel Terrier 5kg
   Staffordshire bull terrier 13kg
   Eurasier 26kg
   American Pit Bull Terrier (pitbull) 30kg
   American Staffordshire Terrier (amstaff) 30 kg
   Dogo argentino 42kg
   Rottweiler 43kg



Se volete un cane che vi accompagni ovunque, che non lasci mai il vostro fianco e ve la sentite di impegnarvi nella sua educazione, queste razze potrebbero fare al caso vostro. Il carattere equilibrato che le contraddistingue rende la loro educazione e socializzazione relativamente semplice, e spesso è sufficiente che abbiano un solo punto di riferimento all'interno della famiglia per accettare il ruolo di gregario ed essere facilmente gestibili. Ottimi compagni di giochi per i bambini, possono essere impiegati in numerose attività costruttive per farne sfogare l'energia. Il gioco tuttavia non è sufficiente a garantirne l'equilibrio e sarà necessario imporre un certo numero di regole casalinghe per tenerne sotto controllo l'esuberanza.


   Affenpinscher (3kg)
   Whippet (15kg)
   Border Collie (17kg)
   Setter inglese (27kg)
   Redbone Coonhound (28kg)
   Weimaraner (34kg)
   Hovawart (30kg)
   Bovaro delle fiandre (35kg)



Per chi fosse alla ricerca di un cane con il quale condividere lunghe passeggiate e intensi momenti di gioco e che diventi la costante ombra dei membri della famiglia, queste razze sono l'ideale. Di indole bonaria, la maggior parte degli esemplari ha la tendenza ad accettare spontaneamente il ruolo di gregario, e sono tutti facilmente addestrabili tramite il gioco, grazie alla loro intelligenza vivace e la propensione all'interazione attiva. Raramente si dimostrano aggressivi, e per avere il controllo su di loro spesso è sufficiente fare in modo che possano sfogare la loro incontenibile energia e curiosità. Nonostante la mole, sono in assoluto tra le razze migliori per le famiglie con bambini: se abituati ed educati correttamente si rivelano delicati e rispettosi, oltre che estremamente protettivi. Sono compagni di giochi ideali e adatti anche a chi non abbia una grande esperienza in merito di educazione cinofila o fosse alle prime armi.


   Bearded Collie (22kg)
   Boxer (28kg)
   Flat Coated Retriever (29kg)
   Golden retriever (28kg)
   Labrador retriever (30kg)




In questa seconda sezione si trovano tutte le razze molto legate alla famiglia, ma in grado di gestire meglio la solitudine. Un po' più parsimoniosi quando si tratta di elargire effusioni, sono anche meno invadenti, lasciando al proprietario più spazio personale. Sono tutte razze comunque entusiaste di lavorare, e pronte ad imparare, ma decisamente meno pressanti per quanto riguarda le richieste di contatto fisico e gioco. L'ideale sarebbe comunque una vita in famiglia, o comunque a stretto contatto con essa, ma si prestano anche a passare lunghi periodi in giardino, purché abbiano spazio a sufficienza.
Di solito si dimostrano più cauti con gli estranei ma, se ben socializzati ed abituati fin da piccoli, ne apprezzano la presenza e prendono confidenza facilmente o comunque non mostrano segni di fastidio.
Insomma, sono cani versatili e più autonomi rispetto al primo gruppo, e non saranno costantemente la vostra ombra, pur dedicando grande attenzione ed energia alle attività che proporrete loro.



Grandi o piccoli che siano, i cani di questo gruppo hanno una personalità dominante e un carattere spesso testardo. Compagni di vita sempre presenti e vigili, necessitano di attività mirate a soddisfarne gli istinti e a prevenirne la potenziale aggressività. Legati indissolubilmente alla famiglia, possono diventare infatti fin troppo protettivi e possessivi, o mal tollerare la vicinanza dei propri simili.
Si tratta soprattutto di cani da guardia e da difesa, selezionati per proteggere il territorio e la famiglia, o di terrier, dall'indole testarda e possessiva.
Sono comunque tutti cani da lavoro, che devono inserirsi in una famiglia competente ed equilibrata, socializzare fin dai primi mesi con i propri simili e imparare il giusto comportamento in presenza dei bambini. Metodi coercitivi e violenti ne scatenano facilmente l'aggressività.
Nella famiglia giusta diventano eccezionali animali da compagnia, ma l'impegno per mantenerne l'equilibrio deve essere unanime e costante.


   Fox terrier (7kg)
   West highland white terrier (8kg)
   Pinscher (16kg)
   Schnauzer medio (18kg)
   Bovaro delle Ardenne (23kg)
   Springer Spaniel (23kg)
   English Coonhound (25kg)
   Cane da pastore belga (27kg)
   Chesapeake Bay Retriever (29kg)
   Rhodesian Ridgeback (30kg)
   Cane da pastore tedesco (32kg)
   Pastore della Beauce (35kg)
   Dobermann (38kg)
   Schnauzer gigante (40kg)
   Cane Corso (50kg)



Forti, vigili ed equilibrati, i cani di questo gruppo sono tutte razze da lavoro, con una spiccata propensione per determinati impieghi. Sfruttare la loro inclinazione è la chiave per garantire loro una vita appagante e avere un animale equilibrato. Sono presenti molti cani da caccia, che tolti dall'ambiente venatorio possono diventare eccezionali animali da compagnia. Gli esemplari con scarsa propensione alla caccia vengono spesso abbandonati: è facilissimo trovarli nei canili e presso i rescue centers. Andranno impegnati in esercizi di fiuto, mentre per i cani da pastore l'agility e l'obedience risulteranno attività ideali per appagare il loro desiderio di lavorare.
Dietro all'apparenza vivace e attiva può nascondersi un carattere testardo: sono necessari un minimo di esperienza e delle buone regole casalinghe per mantenerne il controllo.


   Epagneul breton (15kg)
   Irish water spaniel (17kg)
   Australian cattle dog (18 kg)
   Segugio austriaco (Brandlbracke) (18kg)
   Welsh Springer Spaniel (18kg)
   Airedale terrier (20kg)
   Cao de Agua Portugues (21kg)
   Spitz tedesco grande (22kg)
   Beagle Harrier (22kg)
   Setter Gordon (23kg)
   Grand Griffon Vendeen (23kg)
   Segugio italiano (23kg)
   Cane da pastore australiano (23kg)
   Griffone a pelo duro (Korthals) (25kg)
   Setter irlandese (25kg)
   Pointer (26kg)
   Drahthaar (27kg)
   Foxhound (28kg)
   Bracco italiano (32kg)
   Grand Bleu de Gascogne (33kg)
   Curly Coated Retriever (34kg)
   Otterhound (35kg)
   Cane da pastore svizzero (35kg)
   Leonberger (70kg)



Allegri e sempre pronti al gioco, queste razze saranno felici di partecipare a qualsiasi attività vogliate proporre loro. Al contempo non vi staranno costantemente tra i piedi, ma basterà fare un fischio perché corrano subito a vedere cosa volete da loro. Vivacissimi e di indole gregaria sono facili da addestrare, socievoli con i loro simili e con i bambini, dei quali ricercano la compagnia e sopportano con pazienza l'esuberanza. Le razze da caccia sono più difficili da addestrare, per via dei forti istinti predatori, ma grazie al loro carattere amichevole è sufficiente un'educazione di base per non avere problemi.


   Lagotto romagnolo (13kg)
   Australian kelpie (16 kg)
   Epagneul Francais (Spaniel francese) (22kg)
   Cane da pastore scozzese (collie) (24kg)
   Bracco ungherese (26kg)
   Spinone (32kg)




Nell'ultimo gruppo troviamo tutti quelli che comunemente vengono definiti cani "freddi". Non particolarmente espansivi nè verso il proprietario nè tantomeno con gli estranei, molti affermano addirittura che per loro un padrone valga l'altro, e che non stabiliscano con la famiglia alcun legame.
Niente di più falso. Tutti questi cani si legano indissolubilmente alla famiglia-branco e hanno un forte istinto protettivo, ma dimostrano il loro affetto in altri modi. Saranno sempre presenti e vigili, ma raramente chiederanno con insistenza di giocare, o vi salteranno addosso in preda all'euforia per il vostro rientro a casa.
La loro presenza distaccata è davvero discreta e, se educati correttamente, gestiscono bene la solitudine, fermo restando che si tratta sempre di cani, animali da branco,  che necessitano della presenza della famiglia.
Ma sotto l'apparenza a volte glaciale si nasconde un carattere fiero dagli istinti molto forti: è necessario avere ottime competenze per una corretta gestione, oltre a molta pazienza e alla propensione ad affrontare un'educazione e un addestramento non tradizionali.
Non sono cani adatti alle famiglie con bambini piccoli.



Silenziosi, dignitosi e fedeli, questi cani dai forti istinti e dall'indole primitiva non sono adatti a tutti. Più inclini alle passeggiate che al gioco, necessitano di una ferma gerarchia basata sul rispetto reciproco, e la loro educazione spesso si discosta da quella tradizionale. Poco ricettivi verso i comandi vocali, ripongono la loro fiducia in un proprietario calmo e sicuro di sè, che sappia imporsi attraverso il linguaggio del corpo. Lunghe passeggiate e un temperamento fermo e tranquillo sono la chiave per conquistare la loro obbedienza e il loro rispetto. Hanno bisogno di svolgere attività consone alla loro natura; quindi, prima dell'adozione o dell'acquisto, è vitale pensarci bene. Dovremo essere in grado di impegnarli in attività intense, armarci di molta pazienza durante l'educazione e avere una famiglia composta da membri equilibrati che comprendano il bisogno gerarchico di queste razze e al contempo ne rispettino gli spazi. Non sono animali adatti ai bambini e richiedono tempo e impegno. La socializzazione è vitale perché imparino a condividere gli spazi con i loro simili e con le persone, cosa che per natura sono poco inclini a fare, arrivando a mostrarsi aggressivi.


   Cirneco dell'Etna (10kg)
   Shiba Inu (11kg)
   Finnish spitz (15kg)
   Siberian Husky (22kg)
   Cane lupo cecoslovacco (28kg)
   Groenlandese (30kg)
   Levriero polacco (35kg)
   Alaskan Malamute (35kg)
   Cane lupo di Saarloos (37kg)
   Maremmano (40kg)
   Akita Inu (42 kg)
   Cane da montagna dei Pirenei (55kg)
   Cane da pastore del Caucaso (65kg)



Le razze appartenenti a questo gruppo si addicono a chi è alla ricerca di un compagno riservato con il quale condividere lunghe passeggiate in ampi spazi aperti. Necessitano di una mano ferma e paziente per essere correttamente educati, ma raramente si dimostrano aggressivi. Tollerano i bambini, ma non ne ricercano la compagnia, inserendosi meglio in nuclei famigliari composti di soli adulti. La maggior parte di questi cani sono levrieri, animali schivi e difficilmente addestrabili ma, come già detto, che raramente diventano aggressivi; la socializzazione è necessaria per prevenire un'eccessiva timidezza, che potrebbe provocare ansia e stress.
Non sono razze dalla gestione troppo complicata, ma è fondamentale comprenderne il linguaggio e non forzarli troppo. L'educazione è comunque necessaria, ma potrebbe richiedere tempo: armatevi di pazienza e procedete lentamente, gradualmente ma con costanza.


   Basenji (10 kg)
   Saluki (20kg)
   Samoiedo (25kg)
   Greyhound (30kg)
   Borzoi (40kg)




Non mi sento di definire "facile" nessun cane appartenente a questo gruppo. Si tratta infatti quasi esclusivamente di cani primitivi dagli istinti molto forti e per via del loro carattere riservato e dell'alto quantitativo di energia che necessitano di sfogare mediante intensa attività fisica, richiedono un proprietario con un minimo di esperienza. Se volete come compagno un cane particolarmente riservato è una cosa da tenere in conto: documentatevi bene sul comportamento, sul linguaggio del corpo e sui metodi educativi, per non incorrere nel rischio di avere un cane fuori controllo, e prendete in considerazione, in futuro, una delle razze del gruppo "riservati-carattere equilibrato".

Pasta cheesecake

Un impasto semplice da fare, da lavorare, che mantiene qualsiasi forma gli diate
Ultimamente ho pasticciato un po' in cucina, e oggi vi riporto il risultato dell'ultimo esperimento: la pasta cheesecake. Ha la consistenza della pastafrolla, il sapore della cheesecake, si può utilizzare in svariati modi (basta usare un po' di fantasia) e, soprattutto, è davvero facile da preparare.

Procuratevi:
  • Una torta
  • 400 grammi di formaggio fresco
La torta di cui avrete bisogno è un dolce di grandezza media (fatto su uno stampo di 24-26 centimetri di diametro) di tipo secco. Ovvero una torta che non contenga creme. Torta paradiso, angel food cake, red velvet o torta allo yogurt sono perfette. Usate la vostra ricetta preferita (o, se siete pigri, comprate un impasto del tipo "versa in uno stampo e cuoci"). Anche una torta al cioccolato va bene, fate voi.
Una volta raffreddata, sbriciolatela completamente in una ciotola, cercando di fare briciole più piccole possibili. A questo punto, unite il formaggio (vi serve il Philadelphia o un prodotto simile) e impastatelo fino ad ottenere un panetto compatto e malleabile. Avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo in frigo almeno tre o quattro ore.
Se utilizzate una torta di colore chiaro, in questo modo otterrete una pasta cheesecake "grezza", dal colore macchiettato, da utilizzare in preparazioni che andranno poi glassate o ricoperte di cioccolato o pasta di zucchero.
Per ottenere una pasta "uniforme" invece, prima di sbriciolare la torta munitevi di coltello e tagliate via tutta la parte esterna di colore marroncino, andando ad utilizzare per l'impasto solo il cuore, chiaro.Una torta al cioccolato o comunque di colore scuro non vi darà questo problema, e otterrete sempre un impasto uniforme.
L'impasto di colore chiaro potete tingerlo con coloranti alimentari, in polvere o in gel: quelli liquidi alterano troppo la consistenza. Potete anche arricchire l'impasto con frutta secca, uva sultanina e simili.
Questo impasto, semplicissimo da realizzare, dà il suo meglio se usato nella realizzazione di pasticcini glassati, o ricoperti di cioccolato.
Stendetelo su un piano da lavoro fino ad ottenere uno spessore di circa 1 centimetro, e tagliatelo con degli stampini da biscotti della forma che preferite.
Vista l'estrema malleabilità si presta alla perfezione anche ad essere lavorato con stampini ad espulsione.
Qui sotto vi dò un altro paio di idee su come utilizzare questa pasta, che ha anche il vantaggio di essere già cotta e di non necessitare di alcuna ripassata in forno.

Pop cakes
  • Pasta cheesecake grezza
  • Cioccolato bianco, al latte o fondente
  • Stecchi da lecca-lecca o stuzzicadenti lunghi
  • Codetta, granella di frutta secca o pasta di zucchero per le decorazioni (opzionale)
L'impasto è perfetto per realizzare i cosiddetti "pop cakes", dolcetti su stecco che ora vanno parecchio di moda. Realizzate delle sfere grandi come palline da ping-pong, o un po' più piccole.
Munitevi di stecchini da lecca-lecca, oppure, se non li trovate, potete usare gli stuzzicadenti lunghi.
Immergete un'estremità dello stecchino nel cioccolato fuso, per un paio di centimetri, quindi infilzateci la pallina. Lasciate raffreddare. Se volete andare sul sicuro, mettete i dolcetti infilzati nel congelatore per un paio di ore (mi raccomando, che siano già freddi o mandate in palla il freezer). In questo modo il cioccolato fuso indurirà di più, tenendo la pallina ben fissata allo stecco.
A questo punto, fate fondere del cioccolato a bagnomaria, e immergete le palline, in senso perfettamente verticale. Appena saranno completamente sommerse tiratele fuori, non troppo in fretta ma nemmeno a velocità bradipo, o rischierete che si stacchino dallo stecco e finiscano nel cioccolato.
Ora, finché il cioccolato è ancora caldo, potete rotolare i dolcetti nella codetta di zucchero o nella frutta secca tritata.
Infilzate gli stecchi in una forma di polistirolo e lasciate che i dolcetti si raffreddino. Potete continuare a decorarli a piacimento, con dettagli in cioccolato o pasta di zucchero: sbizzarritevi.

Takoyaki dolci
  • Pasta cheesecake uniforme
  • Stuzzicadenti lunghi
  • Topping
I takoyaki sono delle polpettine di polipo giapponesi, uno snack molto comune da quelle parti. Con la "pasta cheesecake" possiamo creare dei "finti" takoyaki dal sapore dolce. Dato che non verranno ricoperti, vi servirà un impasto dal colore uniforme.
Fate delle palline con l'impasto, grandi come una noce. Infilzatene quattro o cinque su ogni stecco, creando degli spiedini. Disponeteli su un piattino, decorateli con uno zig-zag del topping che preferite e servite.

Queste sono solo due o tre idee per utilizzare questo semplice impasto. Poi, se siete golosi come la mia ragazza, finirete con il mangiarlo a pezzetti, in barba alla forma e alle regole della decenza.

Frutta e verdura - maggio


Tornano le fragole!
Lo so, anche lo scorso mese ho scritto pochissimo, ma ognuno ha i suoi impegni.
Il sottoscritto, nella fattispecie, tende sempre a prendersi più impegni di quanti il suo tempo gli permetta, e ad iniziare più progetti di quanti poi riesca a portare a termine.

In ogni caso... incredibile ma vero, è già passato un anno da quando ho iniziato questa rubrica sulla frutta e verdura di stagione.
Non avrebbe senso andare a riscrivere tutto il post, quindi da ora in avanti andrò, mensilmente, ad aggiornare ed integrare gli articoli dell'anno scorso, rendendo questa piccola rubrica più completa possibile.

Quindi, per leggere l'articolo vero e proprio, cliccate (o pigiate dolcemente, se preferite) il simpatico link qui sotto!

La pettorina

Passa anche tu al Lato Oscuro. Abbiamo le pettorine.
 Lavorando con i cani (e i padroni), vedo con piacere che l'utilizzo della pettorina sta prendendo sempre più piede.
Questo strumento, se utilizzato nel modo corretto, rende la passeggiata più piacevole a noi e a Fido.
Molti prediligono l'utilizzo del collare, perché questo strumento conferisce loro una maggiore sicurezza.
Qui mi sento in dovere di aprire una parentesi. L'efficacia di uno strumento è proporzionale, in buona parte, al senso di sicurezza che ci infonde. Molti proprietari di cani, soprattutto di grossa taglia, pensano "con una pettorina non riuscirò a controllarlo a dovere" e di conseguenza, in passeggiata, sono tesi. Questa tensione si riflette sulla postura, sull'andatura e sul ritmo respiratorio, tutte cose che si trasmettono poi al cane, rendendo anche lui più irrequieto e meno controllabile. Quindi, spesso, non è l'utilizzo della pettorina che complica la passeggiata, ma il nostro stato d'animo nei confronti dello strumento stesso.
Anche un cane di grossa taglia è perfettamente gestibile con la pettorina, scegliendo il modello più adatto; non a caso polizia ed esercito, negli ultimi anni, prediligono la pettorina al collare.
E, ovviamente, la condotta al guinzaglio dipende in parte dagli strumenti utilizzati, in parte, come già detto, dallo stato d'animo del conduttore, e in larga parte dal lavoro fatto prima della passeggiata stessa: l'educazione casalinga.
Un cane indisciplinato al guinzaglio è spesso un cane che non riconosce l'autorità del conduttore, o che non fa abbastanza movimento (e di conseguenza, al momento della passeggiata si comporta in modo esplosivo).

La pettorina rende il cane più tranquillo anche per un altro motivo fondamentale. Il collo del cane è una zona sensibile, non tanto fisicamente, quanto socialmente. In natura, cani e lupi si mordono il collo per esigere rispetto (infatti è una zona chiave per la correzione comportamentale). Il collare, premendo costantemente su questo punto mantiene l'animale in un costante stato di allerta, ma può arrivare ad irritarlo a fronte di strattoni eccessivi, causando aggressività rediretta (soprattutto in presenza di altri cani), irritabilità e, in alcuni casi, ansia. Quindi non solo spesso non aiuta affatto a costruire una corretta condotta al guinzaglio (è da considerarsi "corretto" un comportamento basato su fiducia e rispetto, non sulla costrizione: c'è una grande differenza, ad esempio, tra un cane che non sale sul letto perché ci riconosce la proprietà dello spazio in senso gerarchico e uno che non lo fa perché sa che altrimenti verrà picchiato), ma arriva ad essere addirittura dannoso e controproducente se utilizzato con animali ansiosi, paurosi o aggressivi.

Alcuni cani (non molti a dire la verità) mal tollerano questo strumento, più "presente" di un semplice collare e che dà loro una sensazione di imbrigliamento. E' bene abituare il cane alla pettorina fin da cucciolo, facendolo familiarizzare con essa e associandola a momenti piacevoli. Ad esempio,potete farla indossare, regolata piuttosto morbida, al momento del pasto.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo i pro e i contro dei modelli di pettorine più commercializzati. Perché, come già detto, le pettorine non sono tutte uguali, e scegliere quello più adatto alle nostre esigenze ci renderà il lavoro di sicuro più facile.

Pettorina ad "H"
1. Pettorina ad "H"
La pettorina ad H, chiamata così per la sua forma, è il tipo più comune, ed anche il più sicuro: è davvero difficile, per il cane, riuscire a sgusciarne fuori. Questo modello consiste in due anelli che vanno a posizionarsi attorno al collo e al torace, collegati tra di loro da due cinghie che passano una sul dorso  e una tra le zampe anteriori.
E' adatta anche ai cani dalla pelle delicata, in quanto non tocca la zona ascellare, parte molto sensibile e, in soggetti delicati, facilmente affetta da abrasioni e arrossature.
E' il mio strumento preferito per lavorare con cani di piccola e media taglia: per esemplari invece di grossa taglia o con forte tendenza a tirare al guinzaglio preferisco il modello norvegese (vedi sotto), in quanto è difficile, con la pettorina ad "H" sollevare le zampe anteriori dell'animale in caso di pessima condotta.

Pettorina ascellare o scapolare
2. Pettorina ascellare o scapolare
La pettorina ascellare è facilissima da infilare, ma presenta alcuni inconvenienti.
Essendo composto da una cinghia morbida, facilmente crea frizione sulla zona, appunto, dell'ascella, può provocare irritazioni e limitare il movimento della zampa anteriore.
In caso di trazione eccessiva, il cane viene sollevato in modo non idoneo, e la forma della pettorina "allarga" le zampe anteriori e comprime le scapole. A lungo andare questo movimento può causare problemi articolari.
E' possibile comunque l'utilizzo di questo strumento, scegliendo accuratamente la taglia e la regolazione, e prediligendo materiali imbottiti e non troppo morbidi (un materiale un po' più rigido eviterà che la cinghia scivoli sotto l'ascella), ma l'utilizzo va limitato nel tempo. E' altamente sconsigliata per soggetti in crescita, anziani, o con problemi articolari.

Pettorina incrociata o ad "Y"
3. Pettorina incrociata o ad "Y"
E' una variante della pettorina ascellare, con un aggancio diverso, laterale invece che posto sul garrese.  Presenta tutti i difetti già elencati per il modello precedente e non incontra troppo la mia simpatia.

Pettorina tre ponti

4. Pettorina tre ponti
Ultimamente vedo sempre più spesso questo modello, utilizzato soprattutto per cani di piccola taglia. La chiusura spesso in plastica e l'impossibilità di regolarla la rendono infatti inadatta a cani di taglia più grande.
Personalmente questo modello non mi piace: spesso è eccessivamente rigido e può risultare fastidioso, la conformazione può portarla ad esercitare pressione sulla gola del cane e, infine, è piuttosto facile, per il nostro amico a quattro zampe, sfilarsela. Per cani con una circonferenza toracica ridotta inoltre è necessario scegliere un modello più piccolo del dovuto che inevitabilmente va a sfregare la zona ascellare (come già detto, molto sensibile).

Pettorina norvegese

5. Pettorina norvegese
Ispirata alle imbracature per i cani da slitta e in assoluto il mio modello preferito, la pettorina norvegese è sicura, facile da infilare e, per il nostro amico a quattro zampe, comoda.
Costruita spesso con materiale robusto e imbottito, ha una struttura semplice ed efficace: un anello  che circonda il torace e una stringa che lo attraversa orizzontalmente.
L'aggancio del guinzaglio è abbastanza arretrato, in modo che ad un'eccessiva trazione il cane venga sollevato da terra e perda l'appoggio delle zampe anteriori, il tutto facendo leva esclusivamente sul petto e preservando il collo e la gola.
La maggior parte dei modelli presenta una "maniglia", che possiamo saldamente afferrare in caso di necessità, dandoci un ottimo controllo sull'animale.
Non solo, per le taglie più grandi è presente un aggancio laterale. Utilizzando una lunghina (leggete l'articolo sui guinzagli), possiamo assicurarne un'estremità a questo anello: se il cane tirerà troppo, verrà sbilanciato e costretto a girarsi su un fianco.
E' uno strumento ottimo per passeggiare con cani di grossa taglia non abituati alla condotta al guinzaglio, e per educarli tramite metodi non coercitivi. Alla trazione eccessiva, appunto, consegue solo l'impossibilità  di proseguire, tramite sollevamento o sbilanciamento, senza sensazioni dolorose o fastidiose.
Il modello proposto dalla Julius (5b), infine, ha tutte le caratteristiche della pettorina norvegese. E' un po' più invadente, ma ha la particolarità di poterci agganciare facilmente delle borse laterali, per rendere la passeggiata più intensa o per un meccanismo di responsabilizzazione (del quale parlerò probabilmente in un altro post: in sostanza il cane non si stanca di più fisicamente per il peso, ma anche mentalmente, in quanto gli diamo la responsabilità di trasportare un oggetto).

Ecco, queste sono cose barbare

6.  Imbragature costrittive
Ci sono, infine, imbracature spacciate per pettorine ma che in realtà non lo sono affatto: si tratta di collari abbinati a cinghie che provocano fastidio al cane in caso tirasse al guinzaglio. Nel primo caso (6a), le cinghie fanno pressione sulla zona ascellare, nel secondo (6b), "tirano" le zampe posteriori, facendolo cadere.
Entrambi questi modelli non solo continuano a fare leva sul collo dell'animale, ma provocano un fastidio intenso, arrivando anche al dolore fisico.
Inutile dire che sono da evitare come la peste, e credo che se avete letto fino a qui sapete anche perché: non solo rendono la passeggiata un momento poco piacevole, ma possono danneggiare le articolazioni del cane.

Ci sono altri modelli in commercio, ma questi sono quelli più presenti in Italia. Personalmente preferisco utilizzare la classica pettorina ad "H"  per cani di piccola e media taglia, e una bella norvegese per quelli grandi o con problemi di condotta al guinzaglio.
E lo ripeto: la pettorina giusta può dare risultati non solo uguali, ma migliori, rispetto ad un collare.
Purtroppo, spesso questo strumento è considerato "antiestetico". Soprattutto i proprietari di razze imponenti come Pitbull e Rottweiler pretendono dal loro compagno un aspetto "fiero", per non dire "cattivo".
Prendendo in considerazione l'aspetto estetico (punto alquanto futile, secondo me, ma se può servire a convincere qualcuno a passare alla pettorina ben venga), vi lascio con una galleria di foto che vi dimostra come il vostro cane possa avere una grinta eccezionale anche con la pettorina: altro che catena al collo.

 
 

Ti spezio in due

Massaggio e aromaterapia, all inclusive

Aprile dolce dormire.
Come tutti gli anni a me, durante questo mese, piglia l'abbiocco catatonico e non mi si tira giù dal letto nemmeno con le bombe.
Ma l'abbiocco, anche se non si può far sparire per magia, si può combattere. E mi è venuto in aiuto un prodotto Lush regalatomi dalla mia ragazza tempo fa.
Non sono un grande amante degli oli da massaggio (a meno che non si usino in due, magari come preliminare), ma questo "ti spezio in due" mi aiuta parecchio a schiarirmi le idee. Piace un sacco anche ai gatti, che vengono a curiosare ogni volta che lo uso,  passano un bel pezzo a fiutarmi interessati.

Lush ci dice:
Ti Spezio in Due è l’olio da massaggio per i muscoli spossati dopo una giornata di lavoro (o di sport, o di sesso). Visto che metterci dentro un massaggiatore professionista era un po’ complicato, abbiamo optato per tanti fagioli che massaggiano (quasi) come mille dita esperte. Abbiamo abbondato con la cannella e la menta, che sono stimolanti, defatiganti e splendidamente profumate.
Che abbiamo abbondato con cannella e menta si sente fin dalla prima sniffata. Avvicinando il naso a questo prodotto veniamo subito investiti da un profumo penetrante e pungente di menta, con note piccantine e pungenti di cannella.
Sembra quasi n prodotto balsamico per rimediare al naso chiuso. E visto che, con l'arrivo della bella stagione i nasi gocciolanti non sono infrequenti (vuoi per le allergie ai pollini, vuoi per il raffredore dovuto allo sbalzo improvviso di temperatura), è un vero toccasana.
Il panetto è compatto e solo leggermente unto: per mantenerlo così è indispensabile conservarlo in un ambiente fresco e asciutto.
Infatti, a contatto con il calore della pelle, si squaglia immediatamente, liberando gli oli in esso contenuti.
Non ha effetti particolarmente benefici sulla pelle, se escludiamo una buona azione idratante, ma è una fantastica coccola per tutti gli amanti delle spezie.

Come utilizzo, vi consiglio ovviamente di farvi viziare un po' da qualcuno (possibilmente dal vostro partner) e usare questo olio solido come base per un massaggio, strofinandolo sulla pelle asciutta dalla parte dei fagioli.
E' una goduria sentirsi scorrere sulla schiena i piccoli fagioli azuki, e per massimizzare questo "massaggio nel massaggio", il panetto va premuto con un po' di energia. Ma per quanto piacevole possa essere, non esagerate: il prodotto si scioglie davvero molto in fretta e a meno che non abbiate la pelle secca quanto un serpente che fa la muta, si assorbe lentamente. Una buona scusa per farsi massaggiare più a lungo, è ero, ma restare unti non è una sensazione piacevole.
Quindi, dopo due o tre passate con il panetto, riponetelo e procedete al massaggio vero e proprio, distribuendo l'olio sulla pelle e facendolo assorbire.
La profumazione, già intensa, diventa ancora più penetrante al momento in cui il prodotto si scioglie a contatto con la pelle. Il profumo è rinfrescante ed incredibilmente rinvigorente: è davvero l'ideale come sfizio in aggiunta alla doccia dopo un'attività fisica intensa (e maschera alla perfezione eventuali odori residui poco gradevoli). Le note fredde della menta sono contrastate da quelle calde e avvolgenti della cannella, creando un mix che risveglia i sensi e dona nuove energie... e nel frattempo rende calmi e rilassati.
Insomma, un po' come i monaci esperti di arti marziali che vanno a meditare sotto alla cascata: rilassati e carichi al tempo stesso.
Inutile dire che questo prodotto è anche un'ottima overture per un dopocena piccantino....a patto che il vostro partner gradisca questo profumo così invadente.
Per la sua proprietà annullaodori, è ottimo anche da usare sui piedi: dopo la doccia, quando sarete belli asciutti, strofinate due dita sul panetto fino a prelevare una piccola quantità di olio, quindi massaggiatevi i piedi, che ringrazieranno.

Lo consiglio agli sportivi che hanno bisogno di ritrovare le energie dopo l'allenamento, ai pigri che fanno fatica ad uscire dal letto e a tutte le coppiette interessate ad un prodotto che attizzi la serata.
Andateci piano invece se avete la pelle molto grassa, come già detto è un olio idratante che si assorbe lentamente. Attenzione anche a taglietti e alle pelli ipersensibili: menta e cannella bruciano un po' e se avete una pelle davvero molto delicata potreste ritrovarvela arrossata.

Non è assolutamente un prodotto indispensabile e, come già detto, non ha straordinarie proprietà benefiche. E' uno sfizio, un prodotto estremamente piacevole e divertente, che dà il suo meglio se usato in due.

L'INCI del prodotto, anche se relativamente buono, non è purtroppo davvero brillante. Nonostante sia per la maggior parte a composizione naturale, contiene molti ingredienti (segnalati in giallo e in rosso) che possono portare a reazioni allergiche. La "colpa" è della cannella, che è una sostanza che può provocare allergie abbastanza facilmente:  l'olio di cannella contiene Cinnamyl Alcohol, Cinnamal, Isoeugenol ed Eugenol in quantità inferiori all'1%.
Sono quantità davvero minime, ma consiglio a chi ha una pelle particolarmente sensibile e delicata di starci attento.

Cosa ci trovate dentro, esattamente:
Burro di cacao (Theobroma cacao) - doppio verde
Fagioli Azuki (Phaseolus angularis) - doppio verde
Burro di Karitè (Butyrospermum parkii) - doppio verde
Olio essenziale di foglie di cannella (Cinnamomum zeylanicum) - doppio verde
Olio essenziale di menta piperita (Mentha piperita) - doppio verde
Olio extravergine di cocco (Cocos nucifera) - doppio verde

Cinnamyl Alcohol - rosso
Cinnamal - rosso

Cumarina - giallo
Eugenol - giallo

Isoeugenol - rosso
Benzyl Benzoate - giallo
Limonene - giallo
Linalool - giallo

Profumo (Perfume)


Quanto vi costa
Panetto da 70 grammi   €8.95

LUSH.IT   
date un'occhiata al sito della Lush, mi raccomando,
è tutta robbba bbbuona per voi e per l'ambiente!

Amaretto

Il nome inganna: è tutt'altro che amaro
 Sempre più spesso, gironzolando per pub, mi ritrovo nel menù, sotto la voce "amari", l'amaretto. Brividi di orrore.
Nonostante sia un gradevole liquore da consumare a fine pasto è ben lungi dall'essere un amaro. Famosissimo in tutto il mondo, è un prodotto di origini 100% italiane, e la ricetta, risalente al 1500, nella città di Saronno, prevedeva originariamente mandorle tostate, erbe, bandy e zucchero.

Nonostante il termine "amaretto" richiami un sapore appunto, amaro, la maggior parte delle marche in commercio sono estremamente dolci, spesso edulcorate aggiungendo grandi quantità di zucchero o albicocche all'infuso.
Tuttavia, anche la ricetta originale dà un prodotto dal sapore dolciastro, che di amaro ha solo il retrogusto, derivato dalla qualità di mandorle impiegate nella preparazione e dalle erbe aromatiche.
Ha un colore rosso scuro/bruno, e un aspetto limpido. Il suo profumo è inconfondibile, con note forti di mandorle e zucchero, che poi ritroviamo nel gusto, che ricorda quasi il marzapane o gli omonimi biscotti.
Questo gusto amabile lo rende un liquore estremamente facile da bere, complice la gradazione alcolica non eccessiva, che in media si aggira tra il 20%-30% di tenore alcolico.
E' ottimo a fine pasto, con o senza ghiaccio, da accompagnare a dolci preferibilmente a base di cioccolato.
E' anche un'eccellente aggiunta a caffè, tè o cioccolata calda.

Visto che si tratta di un infuso e non di un distillato, farlo in casa non è difficile. L'ingrediente principale ovviamente sono le mandorle, e qui mi sento in dovere di aprire una parentesi. A seconda del risultato che volete ottenere, potete usare sia quelle amare che quelle dolci: a parer mio scegliendo queste ultime si ottiene un risultato quasi stucchevole. C'è chi preferisce mescolare anche una parte di mandorle armelline, ovvero quelle contenute nei noccioli di albicocca e pesca.
Potete ricorrere a questo espediente anche voi e usare metà mandorle "normali" e metà armelline, ma è un ingrediente di difficile reperibilità.
Come per il nocino o per il limoncello, per la base potete usare della grappa. Io preferisco l'alcol puro a 90°, che esalta il sapore della frutta secca, mentre, utilizzando la grappa, si avrà un liquore dal sapore leggermente diverso e più aspro (aggiungiamoci anche che a me la grappa fa schifo e capirete perché preferisco l'alcol, come base). Detto questo, procediamo.

Occorrente:
  • 250 grammi di mandorle (dolci, amare, armelline... leggete sopra)
  • 1/2 litro di alcol a 90° di ottima qualità
  • 1/2 litro di acqua
  • 350 grammi di zucchero
Bollite le mandorle per un minuto, in modo che sia più facile sbucciarle,  levate la pellicina. Occhio: non dovete lessarle! Siate tassativi con il tempo di ebollizione, altrimenti perderete parte del loro aroma e sapore. Una volta sbucciate dovranno avere un peso netto di 250 grammi.
Tritatele finemente e mettetele, insieme all'alcol, in un contenitore di vetro sterile a chiusura ermetica. A questo punto dovrete lasciarle a macerare per un mese, in un luogo fresco, asciutto e buio.
Passato il mesetto, filtrate il composto con della garza sterile, un filtro specifico per liquori o un panno di cotone per eliminare tutti i residui.
Preparate uno sciroppo facendo bollire lo zucchero in mezzo litro di acqua a fuoco basso, mescolando frequentemente fino a che il composto non si sarà addensato. Toglietelo dal fuoco e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Quando sarà perfettamente raffreddato, unitelo all'infuso di mandorle, mescolate bene e imbottigliate in una bottiglia sterilizzata e a chiusura ermetica.
Lasciatelo riposare ancora, nel solito luogo fresco e buio, per almeno un mese prima di consumarlo. Se riuscite a portare pazienza, aspettatene tre, è l'ideale.
L'amaretto è anche un eccellente ingrediente per i cocktail, ed è presente in ben tre cocktail internazionali: il French Connection, il Godfather e il Godmother.
Quindi, per concludere, ve ne riporto le ricette, insieme a qualche altra idea per degustare questo splendido prodotto 100% Made in Italy.

French Connection
  • 5/10 Cognac
  • 5/10 Amaretto
Versare gli ingredienti in un old fashioned colmo di ghiaccio e mescolare.
Godfather
  • 7/10 Whisky scozzese
  • 3/10 Amaretto
Versare gli ingredienti in un old fashioned colmo di ghiaccio e mescolare.
Godmother
  • 7/10 Vodka
  • 3/10 Amaretto
Versare gli ingredienti in un old fashioned colmo di ghiaccio e mescolare.
Hyppogriff
  • 6/10 Créme di cacao scura
  • 3/10 Kalhua o altro liquore al caffè
  • 1/10 Amaretto
Shakerare gli ingredienti con abbondante ghiaccio e filtrare in un old fashioned colmo di ghiaccio.
Chimera
  • 5/10 Amaretto
  • 3/10 Créme di cacao chiara
  • 2/10 Vodka alla menta bianca
Cioccolato bianco
Strofinare il cioccolato sul bordo di una coppa martini. Shakerare gli altri ingredienti con abbondante ghiaccio e filtrare nel bicchiere. Guarnire con il cioccolato a scaglie.
Scarface
  • 3/10 Amaretto
  • 1/10 Vodka
  • 6/10 Succo ai frutti rossi
  • Prosecco
Versare tutti gli ingredienti in un bicchiere old fashioned colmo di ghiaccio e mescolare. Aggiungere un dito di prosecco. 
Alabama Slammer
  • 1/8 Amaretto
  • 1/8 Vodka
  • 1/8 Southern Comfort
  • 5/8 Succo di arancia gialla
  • Un cucchiaino di granatina
Versare tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio e shakerare energicamente. Versare in un tumbler alto colmo di ghiaccio e guarnire con una fetta di arancia.
Caramel Coffee
  • 3/10 Caffè espresso
  • 2/10 Amaretto
  • 2/10 Apricot Brandy
  • 2/10 Crema di latte o panna liquida
  • 1/10 Caramello
Shakerare con poco ghiaccio amaretto e brandy e filtrarli in una coppa martini. Aggiungere il caffè caldo e mescolare.
Montare a parte la crema di latte e il caramello e, con l'aiuto di un cucchiaio, versarli sulla superficie del cocktail. Guarnire con uno svolazzo di caramello.

Capezzoli di Venere

Sono carinissimi, si

Torniamo a parlare di cucina con una ricetta che, al contrario della maggior parte di quelle che ho proposto fino ad ora, non è a prova di scimmia.
Preparare i cosiddetti "capezzoli di Venere" richiede una buona dose di tempo e una certa manualità.
La ricetta di questi dolcetti, che nel tempo è stata radicalmente modificata, risale al 1700, ed è originaria del veronese. Serviti principalmente a feste e matrimoni, per via della loro forma maliziosa, acquisirono una grande popolarità al di fuori del nord Italia per merito di Antonio Salieri il quale, entrato sin da giovanissimo nella cote di Vienna, era solito portare questi dolcetti in dono.
La ricetta prevede l'utilizzo di cioccolato fuso: assicuratevi che sia di ottima qualità, o formerà grumi rapprendendosi prima che riusciate a lavorarlo. L'ideale sarebbe temperarlo, per ottenere una coertura liscia e uniforme (se non sapete come e perché si tempera il cioccolato, ne parlerò in un post futuro).
Veniamo ora alla ricetta vera e propria.
Vi dò la versione "base": in alternativa potete usare marzapane rosa, o abbinare una copertura di cioccolato bianco ad un ripieno fatto con cioccolato fondente o al latte. Insomma, una volta che avrete imparato a farli, potete complicarvi la vita come preferite. Ma patiamo con una ricetta il piùsemplice possibile.
  • 500gr di cioccolato bianco
  • 30-50gr di mandorle fresche sbucciate
  • 150ml di panna liquida non zuccherata
  • 20 grammi di burro
  • 100gr di marzapane
  • 1 stecca di vaniglia
  • cacao amaro
  • rum o liquore all'amaretto (se graditi)
Ridurre 300 grammi di cioccolato in scaglie e mettetelo in una ciotola capiente.
Riducete il burro a pezzetti e lavoratelo con un cucchiaio di legno per ammorbidirlo. Mettetelo poi in una casseruola insieme alla panna e alla stecca di vaniglia (sulla quale avrete praticato un'incisione per l'intera lunghezza) e cuocete a fuoco medio mescolando di buona lena per far sciogliere il burro.
Quando la panna inizierà a sobbollire (non ancora a bollire, vedrete solo formarsi delle piccole bollicine lungo il bordo), togliete dal fuoco e versate il composto bollente sul cioccolato (più piccolesaranno le scagliette, meglio si fonderà), mescolando con energia.
In un frullatore tritate finemente le mandorle aggiungendo lo zucchero che ne assorbirà gli oli in eccesso. A seconda dei vostri gusti, potete usane dai 30 ai 50 grammi. Unite il tutto al composto, aggiungete un bicchierino di liquore (se volete, non è obbligatorio) mescolate e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Quando il composto è abbastanza freddo da aver raggiunto una consistenza malleabile, bagnatevi le mani sotto l'acqua fredda e formate delle piccole palline (grandi come una noce) e premetele leggermente sul piano di lavoro per appiattirne un lato.
In un pentolino, fate fondere il cioccolato restante. Prendete i dolcetti e, infilzandoli uno per uno dalla base fin sulla punta,  immergeteli nel cioccolato fuso. Metteteli sulla carta forno e aspettate che si asciughino perfettamente.
Nel frattempo, impastate il marzapane con il cacao amaro in polvere, aggiungendone quanto basta per formare un impasto scuro. Formate delle piccolissime palline e mettetele sulla "cima" dei dolcetti, in modo da ottenere tante piccole tettine appetitose. Questa operazione dovete farla velocemente, prima che il cioccolato sia solidificato completamente.
Una volta che i dolcetti saranno perfettamente freddi, staccateli con delicatezza dalla carta forno e, con l'aiuto di un coltellino, rifinite i bordi inferiori, rimuovendo eventuali sbavature di cioccolato.
Questa è la ricetta moderna, ma quella originale è molto diversa, e ha un sapore ben più delicato. E' anche un po' più laboriosa, a modo suo... senza contare che siamo fuori stagione, visto che prevede l'utilizzo dei marroni, che troviamo solo in autunno. Ma per rendere completo l'articolo ve la propongo lo stesso.
  • 8 marroni
  • 120gr di cioccolato fondente
  • 80gr di semolino
  • 100gr di mollica di pane
  • 2 uova e 2 tuorli
  • 250ml di latte intero
  • un bicchierino di rum
  • una bustina di zucchero vanigliato
  • cannella in polvere
Mettete le castagne in una pentola e aggiungete acqua fredda fino a coprirle per almeno tre centimetri. Fatele bollire per almeno 40 minuti: se sono particolarmente grandi dovrete cucinarle anche per un'ora.
Scolatele, sbucciatele e lasciatele raffreddare.
Fate sciogliere il burro, in un pentolino capiente, a fuoco basso, aggiungete lo zucchero, il liquore, un pizzico di sale, il latte e portate ad ebollizione. A questo punto aggiungete il semolino e fate cuocere per dieci minuti, avendo cura di mescolar con energia per evitare che si formino grumi.
Aggiungete, sempre mescolando, il pane tritato, le uova e i tuorli e il cioccolato ridotto a scagliette, continuando a cuocere a fuoco bassissimo quel tanto che basta per farlo sciogliere. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Se avete fatto le cose per bene, avrete tra le mani un composto malleabile.
Dividetelo in otto parti e avvolgete (uno alla volta ovviamente, derp derp) le castagne.
Fate bollire di nuovo in acqua leggermente salata per 5-10 minuti, quindi sgocciolate i dolcetti.
Potete servirli con burro o cioccolata fusa, spolverizzati di cannella.
Per prepararli comunque con le castagne, in ogni momento dell'anno, potete sostituirle con i marron glacés, sempre reperibili. E per unire il vecchio al nuovo, potete sostituire l'impasto della prima ricetta con i marron glacés. Se proprio volte esagerare, potete ricoprirli prima con uno strato sottile di marzapane e poi immergerli nel cioccolato fuso: otterrete degli ipercalorici dolcetti vagamente simili ai Mozartkugeln (o, se preferite "palle di Mozart").
Per realizzare la punta (insomma, il capezzolo vero e proprio) potete usare anche un chicco di caffè, oppure realizzare dei dolcetti a forma di fico e, una volta che la copertura di cioccolato si è solidificata, intingerla di nuovo nel cioccolato fuso, ovviamente del colore opposto a quello che avete usato per la copertura stessa.
Infatti, potete realizzare dolcetti bianchi con la punta scura, o al contrario scuri con la punta bianca, se preferite ricoprili di cioccolato al latte o fondente.
Insomma, conoscendo entrambe le ricette potete sbizzarrirvi cercando di comporre la vostra variante ideale.
come già detto sono dolcetti con una preparazione non così semplice: richiedono tempo e una certa dimestichezza ai fornelli, soprattutto per la gestione dei tempi di raffreddamento.
Ma credetemi, ne vale assolutamente la pena.

Gin Rummy

Pochi giocatori, poche carte, poche regole: perfetto per i pigri

A me piace un sacco giocare a carte. Peccato che non ami briscola e scopa, e spesso altri giochi che prevedono due giocatori hanno regole complesse, mentre la maggior parte dei giochi di carte dà il meglio di sè giocato in tre o quattro persone.
Mi si pone quindi spesso il problema di trovare un gioco appetibile per soli due giocatori. Spulciando in giro, anni fa, ho trovato il Gin Rummy, un gioco semisconosciuto (almeno nella mi cerchia di amicizie e conoscenze varie), estremamente semplice e immediato da imparare, che occupa poco spazio (niente carte in tavola, ad eccezione della chiusura della mano), al quale volendo si può applicare comunque una buona dose di tattica. E, udite udite, prevede soltanto due giocatori.

Mazzo: francese da 52 carte (senza jolly, il classico mazzo "da poker")
Giocatori: due
Obiettivo: formare combinazioni con le proprie dieci carte e chiudere prima dell'avversario.

Svolgimento

Il mazziere distribuisce 10 carte a testa, ne gira una (detta "vela") per iniziare la pila degli scarti e posa le altre, che formeranno il mazzo.
Gioca per primo l'avversario del mazziere, che può prendere la prima carta scoperta (regola che vale solo per questo primo turno). Se la aggiunge alla propria mano può decidere se chiudere, calando le carte oppure scartare una carta e proseguire il gioco. Se non pesca la carta il turno passa al mazziere.
A sua volta, se il mazziere non è interessato alla carta scoperta il turno ritorna all'avversario.
Da qui in avanti i turni si svolgono con le seguenti regole.
Il giocatore:
  • pesca una carta dal mazzo o dagli scarti.
  • vede le combinazioni che gli è possibile realizzare.
  • scarta una carta (se ha pescato dagli scarti non può scartare la carta appena pescata) o "bussa" (chiude).
La mano termina quando uno dei due giocatori riesce a chiudere.
A questo punto l'avversario cala sul tavolo le combinazioni che anche lui è riuscito a formare; può inoltre attaccare le carte spaiate alle combinazioni dell'avversario (ad esempio, se chi ha bussato ha calato una scala dal 3 al 6 di cuori e l'avversario ha un 7 di cuori spaiato, può "attaccarlo" alla sequenza in tavola).
Si calcola il punteggio e si passa alla mano successiva.
La partita termina quando uno dei due giocatori raggiunge un punteggio stabilito (di solito 100 punti).

Tutto qui. E' la cosa più semplice del mondo. Ora vi spiego nel dettaglio come combinare le carte (di nuovo, regole a prova di scimmia), come chiudere e come calcolare i punteggi.

Combinazioni consentite
Le combinazioni sono quelle del ben più famoso Scala Quaranta, poche e semplici, ovvero:
  • combinazione - tre o più carte dello stesso valore (ad esempio un tris di 5)
  • sequenza - tre o più carte in scala dello stesso seme (ad esempio 9, 10 e Jack di fiori)

Bussare (chiudere la mano)
Uno dei giocatori può "bussare" e calare le proprie carte quando le carte spaiate che gli resterebbero in mano hanno un valore uguale o minore a 10, secondo il seguente schema di punteggio:
  • Asso: 1 punto
  • Carte dal 2 al 10: valore numerico della carta
  • Figura: 10 punti
Se il giocatore riesce a calare tutte e 10 le carte, realizza un "Gin", mentre se le cala tutte e 11 (senza quindi scartare), realizza un "Big" o "Grande Gin". In entrambi i casi il rivale non potrà attaccare (fare "lay off") le proprie carte spaiate alle combinazioni in tavola.

Conteggio dei punti
Chi bussa e chiude la mano guadagna un "box" dal punteggio variabile, che si stabilisce a inizio partita (io uso 10 punti di box).
Le carte spaiate al termine della mano si chiamano, in gergo, "deadwood".
I due giocatori confrontano i propri deadwood: chi ha in mano meno punti, guadagna la differenza tra i propri e quelli dell'avversario. Quindi è possibile anche per chi non ha chiuso portarsi a casa dei punti.

Un esempio: il giocatore A, al temine della mano, ha un 3 e un 4 spaiati. Il giocatore B, dopo aver calato le proprie carte e fatto lay off, si ritrova con due assi e un 2.
  • Deadwood A: 3+4=7
  • Deadwood B: 1+1+2=4
Eì il giocatore B, avendo un deadwood più basso, a guadagnare la differenza (in questo caso 3 punti).

Infine, chi ha chiuso a "Gin", ottiene 25 punti, mentre chi ha chiuso a "Big" ne riceve 30.

E si, se siete proprio pigri potete andare "a mano", e decidere che la partita si conclude dopo che uno dei due giocatori ha vinto un tot di mani di gioco.

Una variante del gioco che mi garba parecchio, detta "Oklahoma", prevede che il deadwood non debba essere uguale o inferiore a 10, bensì venga determinato dalla "vela", ovvero la prima carta scartata (se è un asso, non è consentito alcun deadwood, e sono permesse solo le chiusure a Gin o Big).
Inoltre, se la vela è una carta di picche, i punteggi al temine della mano vengono raddoppiati.

Inutile dire che giocare "a mano" toglie una bella fetta del divertimento e del rischio (avere in mano carte con un valore alto è rischioso, l'avversario potrebbe accapararsi parecchi punti in caso chiudesse prima di noi).
Per quanto il gioco sia in realtà molto semplice e si possa quasi riassumere con un "è come Scala Quaranta ma devi chiudere in mano", buona parte dell'abilità del giocatore è leggere il gioco avversario, cercando di capire quali carte abbia in mano ed evitando di scartare quelle che potrebbero essergli utili. Conta abbastanza anche la fortuna, ma con un po' di intuizione e una buona memoria è possibile capovolgere anche una partita nella quale ci si ritrova con una mano di partenza schifosa.
Provateci, già dopo un paio di mani avrete già imparatole regole.

La pietra del vecchio pescatore

Leggende celtiche e nostalgia a secchiate

Sono particolarmente legato al libro di cui andrò a parlarvi oggi.
Mi è stato prestato anni e anni fa da mia zia e all'epoca mi aveva letteralmente stregato. Da adolescente mi era venuta voglia di rileggerlo, ma era andato perso, per via di tutta una serie di problemucci famigliari (quelli del tipo per cui non fai molto caso a dove finiscono i libri di casa). Ho continuato a cercarlo senza successo.
Scovato in biblioteca a Modena, ne ho riletto un pezzo, convincendomi sempre di più che era un titolo che volevo assolutamente nella mia libreria. Ho recuperato l'edizione in lingua originale, ma di quella italiana nessuna traccia.
Fino a che, un mesetto fa, sono riuscito a scovarne una copia in una libreria dell'usato a Bologna, che mi sono immediatamente portato a casa (per di più, per pochi spiccioli).
Così, dopo quindici fottuti anni di ricerca, ho avuto finalmente modo di rileggermi "La Pietra del Vecchio Pescatore" comodamente acciambellato tra le coperte.

Il titolo originale dell'opera è "The Hounds of the Morrigan", e la prima pubblicazione risale al 1985. L'autrice, Patricia Mary Shiels O'Shea (i cui romanzi sono stati pubblicati sotto il nome d'arte Pat O'Shea), ha origini irlandesi e ha scritto questo romanzo con l'intenzione di creare un libro per l'infanzia che affondasse le radici nella cultura e nelle leggende celtiche.
Ci è ben riuscita: nonostante le ci siano voluti tredici anni per scriverlo, The Hounds of the Morrigan è considerato (fuori dall'Italia, dove come già detto questo libro è pressoché sconosciuto), uno dei grandi classici per l'infanzia, e gode di enorme popolarità soprattutto nel Regno Unito.
L'influenza di Micheal Ende e del suo romanzo "La storia Infinita" è molto forte, soprattutto nell'incipit del libro, che tuttavia è lungi dall'esserne la brutta copia.
Dopo la solita, doverosa e breve, introduzione, diamo il via alla trama.
Patrick, detto Pidge, è un ragazzino irlandese dal carattere schivo e riservato. Un giorno scopre, per quello che sembra essere un puro caso, un antico manoscritto nel magazzino di un ex negozio di pegni. Esaminandolo meglio, dal libro escono due pagine: una presenta un'iscrizione in latino, l'altra il disegno di un serpente.
Senza saperlo, Pidge ha liberato un'antica, maligna creatura, e attirato su di sè l'attenzione dell'antica dea delle battaglie, la Morrigan, che ne brama il potere.
Se la Morrigan si impossessasse di quelle due pagine del manoscritto, sarebbe l'inizio di un'epoca di sventura. Ma nasconderle non è sufficiente, prima o poi la dea le troverebbe.
Così Pidge e la sorellina Brigit si troveranno, volenti o nolenti, incastrati in qualcosa di molto più grande di loro. Dovranno affrontare, sotto la guida della divinità della saggezza e della conoscenza, un lunghissimo viaggio, che li porterà indietro nel tempo e all'interno delle leggende irlandesi, per procurarsi l'unica cosa in grado di distruggere le pagine maledette: un sassolino, apparentemente insignificante, ma sporco del sangue della stessa Morrigan.
Ve l'avevo detto che l'incipit del libro risente moltissimo dell'opera di Ende. Ma questo non gli impedisce di svilupparsi e di avere un carattere proprio. Infatti se la Storia Infinita è soprattutto nella seconda parte quasi un romanzo di formazione sotto mentite spoglie fantasy, questo invece è puramente un romanzo di ricerca e viaggio. Si si, di nuovo il viaggio.
L'effetto nostalgico che è in grado di suscitare (ve ne parlerò tra poco) deriva dalla data di pubblicazione e non è negli intenti dell'autrice.
Il romanzo è costruito sulle basi della fiaba popolare, e al suo interno fanno la loro comparsa molti personaggi tipici delle fiabe e del folklore irlandese: riconoscere i personaggi e le citazioni è una goduria per un appassionato di miti e leggende come il sottoscritto.
Proprio per la sua appartenenza ad una cultura diversa da quella italiana e ai continui riferimenti folkloristici, il racconto, sebbene originariamente indirizzato ad un pubblico giovane, qui in Italia può essere pienamente apprezzato solo da chi è già un po' più grandicello (sebbene ogni bambino o ragazzino appassionato di fantasy lo amerà).
E' vero che il libro è un fantasy, ma è lontanissimo dal fantasy moderno (tema che ho già affrontato in altre recensioni), e ha più l'aspetto di una fiaba. Della fiaba ha anche la struttura: passaggi veloci, descrizioni sommarie, situazioni che spesso non necessitano di una spiegazione logica, frequenti ripetizioni. Uno stile al quale potrebbe essere difficile abituarsi, almeno per le prime pagine, visto che non brilla per raffinatezza e le frasi sono spesso costruite in un modo che oggi risulta grossolano (anche se qui potrebbe essere colpa anche del traduttore).
Il libro è ricchissimo di personaggi che, fatta eccezione per i protagonisti e la loro famiglia, sembrano uscire direttamente da una fiaba. E proprio come i personaggi delle favole, soffrono di un grande difetto: un minimo spessore caratteriale. Sono pochi quelli che vengono approfonditi, complice il fatto che spesso compaiono per poche pagine. Ma la cosa non va a pesare sulla struttura complessiva: ci troviamo di fronte a personaggi leggendari (nel senso letterale della parola), rimasti immutati per centinaia di anni, le cui azioni sono guidate da codici ancestrali e il cui carattere è bidimensionale a causa della loro stessa condizione di miti. Anche i protagonisti spesso trovano bizzarro il loro modo di agire, di parlare e di pensare, indice che la cosa non deriva da una scarsa abilità narrativa, ma è un espediente voluto.
A fare da contrasto a quelle che sembrano essere figurine di carta prive di spessore, spuntate fuori da una fiaba, ci sono i protagonisti, Pidge e Brigit. Nella loro semplicità caratteriale infantile risultano ben costruiti. Da un lato lui, più grandicello, di indole riflessiva e prudente, dall'altro la bambina, scatenata, sfacciata e senza una concezione del pericolo ben definita: nell'insieme formano una coppia bilanciata.
Proprio per la loro condizione di bambini tenderanno ad avere pochi dubbi sull'autenticità di ciò che succede, per la capacità di accettare il mistero e la magia in modo quasi naturale tipica dell'infanzia.
C'è da dire che Pidge, nonostante sia un amante dei libri, è lontano dallo stereotipo del ragazzino cicciottello e sfigato che tutti prendono in giro: è semplicemente un tipo riservato, che ama starsene sulle su e prendersi il suo tempo per pensare, ma che in caso di necessità non si tira di certo indietro. Punto a favore per lo stereotipo evitato.
Tutto il libro è ambientato nell'Irlanda rurale di venticinque anni fa: piccoli paesini, fattorie, fitti boschetti e infinite distese di campi e colline. Il che avrà un terribile effetto nostalgico per i lettori con più di vent'anni cresciuti al di fuori delle grandi città, visto che ritroveranno paesaggi molto simili a quelli dove hanno trascorso la loro infanzia. Penso che questo libro, nonostante sia un romanzo per ragazzi, possa risultare molto più interessante per chi ragazzo non lo è più. Quando è stato pubblicato qualsiasi ragazzino poteva immedesimarsi nei protagonisti, e fantasticare, durante le scorribande in aperta campagna, di vivere le loro stesse avventure. Non so come sia la campagna irlandese ora, ma di sicuro qui in Italia le cose sono cambiate parecchio, e i passatempi infantili di oggi non comprendono, almeno non nella maggior parte dei casi, lunghissime passeggiate in mezzo al nulla dei campi.
Tramite questa favola chi, come me, ha avuto un'infanzia in un ambiente "rurale", tornerà a ricordare i lunghissimi pomeriggi afosi estivi nei quali il tempo sembrava non trascorrere mai e nei quali l'unica cosa da fare era infilare un paio di provviste nello zaino e andare ad esplorare i dintorni. Ore passate a non far nulla e ad entusiasmarsi per ogni piccola cosa, quando ogni pretesto era buono per inventarsi favole fantastiche che facevano di ogni giornata un'avventura.
Insomma, nostalgia a palate, una punta di amarezza nel constatare quanto le cose siano cambiate e una buona dose di rimpianti per quei tempi passati dove bastava davvero poco per divertirsi (avere una bicicletta era già una gran cosa).

Complice la semplicità dello stile, la moltitudine di situazioni e le descrizioni rapide, è un libro che non impegna troppo e che si fa leggere tutto d'un fiato, anche mettendovici d'impegno ed essendo più pigri possibile probabilmente la lettura non vi impegnerà più di una settimana.
E' l'ideale per staccare la spina e riscoprire il valore e il piacere delle piccole cose.
Di contro, non è certo esente da difetti. Oltre alle ripetizioni già menzionate, questo libro va affrontato con l'idea di avere di fronte di qualcosa di estremamente semplice (anche se lo definirei più come "genuinamente" semplice). Non è un testo con una morale o una struttura impegnativi, e vi deluderà se in esso cercate qualcosa di profondo. L'ingenuità narrativa non manca e molti passaggi risultano deboli.
Nel complesso, va letto come libro "di genere", tenendo presente che si tratta di un romanzo per ragazzi, che i protagonisti sono bambini e che quasi tutto il racconto è visto dalla loro prospettiva. Se sarete in grado di accettare questi presupposti, questo libro sarà in grado di farvi ritrovare il piacere di apprezzare le cose piccole e insignificanti, di sognare ad occhi aperti e di far uscire, almeno per un po', il bambino che è chiuso a chiave in fondo al nostro subconscio. Perché fare i bambini ogni tanto è un nostro sacrosanto diritto.

Veniamo alle note davvero dolenti: questo libro è difficilmente reperibile. Entrambe le edizioni, sia in copertina rigida (come quella che sono riuscito a reperire, edita da Longanesi) che in brossura sono fuori stampa. Ma non disperate: moltissime biblioteche, se decentemente fornite, hanno questo titolo sui loro scaffali o in magazzino, provate a chiedere (non costa nulla). Vista la semplicità del testo, anche leggerlo in inglese è più che fattibile, e questa edizione si trova facilmente online.
Dovrete cercarlo per un po', se vi interessa davvero. Ma cercare un libro fuori commercio rende ancora più gustosa la lettura una volta che lo avrete tra le mani.

In conclusione consiglio a tutti, grandi e piccoli (ma soprattutto ai grandi). Se avete voglia di farvi venire il magone per un'epoca ormai passata e che non tornerà più, se volete passare il vostro tempo immergendovi in una piacevolissima avventura, se volete dimenticarvi per un po' dell'esistenza di tablet, console, cellulari, bollette da pagare e disoccupazione, se volete allontanarvi momentaneamente dalla società moderna che prevede che le bambine indossino tacchi, minigonne e trucco a cinque anni, questo è il libro che fa per voi.
Fatevi il regalo di tornare indietro, a quando tutto era semplice.

Passeggiata sotto la pioggia

Vi assicuro che è più costruttivo e utile di quanto pensiate

Dovrebbe arrivare la bella stagione, anzi, dovrebbe essere già arrivata. E invece fuori diluvia.
Un bel problema per molti cani, che si vedono costretti a rinunciare alla loro passeggiata quotidiana. Spesso poi diventa un problema anche per i proprietari, che si ritrovano con un animale che scoppia di energie, ascolta meno e distrugge tutto quello che gli capita a tiro.
Pioggia o no, il cane ha bisogno di muoversi.
La cosa si può risolvere tramite giochi di attivazione mentale, ideali per i giorni di pioggia. Oppure si può uscire lo stesso, per una bella passeggiata sotto alla pioggia, che è l'attività sulla quale volevo soffermarmi oggi.
Alla maggior parte dei cani importa poco che fuori piova. Per molti è anzi una condizione particolarmente stimolante. A patto che non stia venendo giù il diluvio universale, prendete seriamente in considerazione l'idea di munirvi di impermeabile o ombrello (l'ombrello solo nel caso abbiate un cane con una quantomeno discreta condotta al guinzaglio, altrimenti avrete bisogno di entrambe le mani per controllare adeguatamente il vostro compagno), e uscire lo stesso, in barba al maltempo.

I cani più adatti a questa attività sono in particolare tutte le razze da lavoro, i cani da caccia e quelli da acqua.
Parlando di gruppi FCI, tutti i cani del gruppo 1 (cani da pastore e bovari), 3 (terrier), 5 (cani di tipo spitz e primitivo), 6 (segugi e cani per pista di sangue), 7 (cani da ferma) e 8 (cani da riporto, da cerca e da acqua) accoglieranno con entusiasmo questa attività. Nel gruppo 2 (cani di tipo Pinscher e Schnauzer, molossoidi e Bovari Svizzeri), molte tra le razze più attive (schanuzer, boxer, rottweiler, leonberger, terranova ed altri ancora) hanno comunque un'ottima propensione alla passeggiata sotto la pioggia. Bassotti, levrieri e cani da compagnia sono in genere più restii, ma vale la pena provare (barboncini, affenpinscher e griffoncini di solito adorano questa attività).
Infine, la maggior parte dei meticci apprezzerà.

Se volete risparmiarvi un po' di lavoro di asciugatura, munitevi di una mantellina impermeabile per cani.
E ora cominciamo a vedere i benefici di questo tipo di passeggiata.

Un mondo nuovo
Il cane è un animale che si orienta soprattutto tramite il fiuto. La pioggia distorce gli odori, rendendo anche la strada sotto casa, che il cane conosce a memoria, un ambiente totalmente nuovo, pronto per essere esplorato con il naso.
Avremo quindi modo di offrire al nostro amico un'attività nuova senza andare in un posto diverso. E un cane intento ad esplorare e a decodificare odori sconosciuti o inusuali è un cane stimolato e attivato a livello mentale. Il che, a fine passeggiata, si traduce in un cane più stanco e tranquillo.
Non solo gli odori, ma anche i rumori cambiano. Le macchine diventano molto più rumorose, soprattutto quando passano sopra alle pozzanghere. Mettere in contatto un cane con rumori così particolari, che potrebbero risultare allarmanti, renderglieli familiari e metterlo nella condizione di gestirli tranquillamente contribuisce a renderlo un esemplare più equilibrato e più controllabile, aumentando la sua autostima.
Nel complesso insomma la passeggiata diventa impegnativa e stimolante: condividere con il nostro amico un'attività così intensa contribuisce a rafforzare il legame di fiducia, rispetto e complicità, oltre ad offrirci la possibilità di proporre i consueti esercizi di obbedienza (e magari qualche sfida di fiuto) in un ambiente impegnativo da gestire, aumentando la capacità di concentrazione del cane e la prontezza con la quale risponde alle nostre richieste.

Ci asciughiamo

Quando rientreremo dalla nostra passeggiata ovviamente Fido sarà bagnato fradicio, e non è il caso che entri in casa, lasciando dietro si sè una scia di fango e porcherie varie.
Abbiamo quindi la possibilità di insegnargli un comando nuovo.
Lasciamo il cane sotto al portico o in anticamera, dicendogli "ci asciughiamo" oppure "sei bagnato", e andiamo a prendere un asciugamano, impedendogli di entrare in casa o di andarsene dall'anticamera (in questo caso, per le prime volte, possiamo aiutarci legando il guinzaglio alla maniglia della porta o ad un altro punto fisso).
Gli permetteremo di andare sulla sua cuccia solo quando sarà asciutto (mai lasciarlo bagnato fradicio, se ci tenete alla sua salute!).
Nel tempo il nostro cane imparerà prima che "ci asciughiamo" significa che non può entrare in casa, poi collegherà il semplice fatto di essere bagnato al divieto di entrare, aspettandoci pazientemente anche solo quando ad essere bagnate saranno solo le zampe. Nella maggior parte dei casi sarà proprio lui a farci cenno sull'asciugamano, richiedendo di essere asciugato.
Niente più orme fangose in casa... un bella comodità.

Manipolazione fisica

Per noi l'asciugare il cane è una seccatura che pende tempo ed energie, ma per lui può rivelarsi un'attività piacevole rilassante e costruttiva.
Le prime volte, avendo noi e un invitante asciugamano a portata di bocca cercherà di saltarci addosso, leccarci o afferrare il telo. Ovviamente più impegnativa sarà stata la passeggiata, più il cane sarà stanco e meno voglia avrà di darci problemi.
Non agitiamolo, proponiamo l'asciugamano in modo tranquillo, facendoglielo fiutare. Se lo afferra, pronunciamo un fermo "no" oppure "lascia", alziamoci e allontaniamoci di un passo, riproponendo questo atteggiamento ad ogni reazione indesiderata, finché il cane non sarà tranquillo.
Quindi iniziamo ad asciugarlo, soffermandoci prima su quelle zone che, se manipolate, inducono nel nostro amico uno stato di piacere e calma: orecchie, ventre e interno coscia.
Procediamo con la gola e la schiena. Le zampe, parte del corpo che un cane non si lascia manipolare con accondiscendenza (soprattutto tra le dita), le prime volte le terremo per ultime.
Possiamo anche sfruttare l'occasione per insegnargli il comando "zampa", in modo che ci porga la zampa anteriore, pronunciando la parola quando solleviamo la parte interessata. Se si lascia asciugare le estremità senza agitarsi, ricompensiamo con un boccone, rinforzando così l'azione.
Questa procedura (che cercheremo di rendere più possibile simile ad un massaggio) rende al cane familiare e piacevole la manipolazione fisica (e associa al "ci asciughiamo" una conseguenza gradevole), e appaga il suo bisogno di contatto fisico con il proprietario.
Un cane che accetta serenamente questo tipo di contatto ci rende più facili tutta una serie di attività quotidiane: si lascerà spazzolare più serenamente, sarà più accondiscendente durante le ispezioni veterinarie e in caso di necessità potremo controllare il suo stato di salute (in futuro potrebbe essere necessario, ad esempio, ispezionare le zampe in caso di tagli o le orecchie in caso di otiti o corpi estranei).

Elettrodomestici rumorosi
Infine, possiamo approfittarne, dopo l'asciugatura, per mettere in contatto il cane con uno strumento spesso odiato: il phon.
Il phon produce un rumore forte e fastidioso e "tocca" il cane con un getto d'aria che, associato al rumore, risulta inaspettato e sgradevole.
Se abbiamo fatto un buon lavoro con l'asciugamano, il phon è superfluo, ma per il nostro amico è una bella sfida e possiamo proporgliela, ogni tanto, in modo costruttivo.
Cominciamo facendogli vedere l'attrezzo e lasciandoglielo annusare. Quindi, alziamoci e accendiamolo, facendo finta di asciugarci i capelli. Se il cane si agita ignoriamolo e continuiamo con l'operazione. Quando sarà tranquillo, usiamo su di lui il phon, a potenza minima e regolandolo sull'aia tiepida, non troppo calda, tenendolo a una distanza di quaranta centimetri o anche di più.
Se abbaia o si agita, non parliamogli nè accarezziamolo, ma rivolgiamo di nuovo lo strumento prima verso di noi e ripetiamo la prova. Se è tranquillo, continuiamo ad asciugarlo, aggiungendo magari un bocconcino.
come già detto, l'asciugacapelli è uno strumento superfluo. Ma l'esercizio (proposto saltuariamente, non a tutte le passeggiate) ha molti benefici.
Insegna al cane a non avere reazioni brusche di fronte ad avvenimenti inaspettati o oggetti "sospetti", rafforzando la sua capacità di autocontrollo e la sua autostima.Non solo, anche questo rende il legame tra noi e il nostro compagno più saldo e aumenta la fiducia che ripone in noi. Tutto di guadagnato.

In conclusione, la passeggiata sotto la pioggia è senza dubbio un'attività che richiede tempo, pazienza e una certa voglia di sporcarsi.
Ma visti tutti i benefici che può apportare, se fatta correttamente, al nostro rapporto con il nostro amico a quattro zampe e al suo equilibrio caratteriale, vale decisamente la pena di prendersi il tempo, di tanto in tanto, per tirare fuori dall'armadio dei vestiti "sporcabili", indossare l'impermeabile e avventurarsi comunque fuori dalla porta di casa.