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Luna Park

Benvenuti nella vita di Luna
Con questo freddo e con le nevicate sporadiche sto lentamente ma inesorabilmente andando in letargo. E non ho voglia di pensare, di fare, di sforzarmi. Nemmeno con le letture.
Così stasera propongo anche a voi qualcosa di semplice, leggero e dal sapore familiare.
Si tratta di un fumetto coreano dell'autrice Hong In-Hye molto diverso dalla maggior parte dei titoli orientali presenti sul mercato.
In questo volume unico dallo stile grafico davvero particolare non ci viene raccontata una storia.
Non ci sono azione, non è un dramma, non ci sono intrecci amorosi, relazioni, mistero e non parla nemmeno di sport.
Non ha una trama con un inizio, uno svolgimento e una fine.
Non ha un genere vero e proprio.
Luna è in quella fase della vita un po' critica in cui non sei più un adolescente, ma non sei ancora un adulto. Ha venticinque anni, lavora ma vive ancora con i suoi. E' freddolosa, ama le ferie, ha un criceto, è convinta di essere un animale carnivoro, si sente influenzata troppo da sua madre, è piuttosto timida. Spesso si considera uno sfilatino, con una bella costa dura che la difende da qualsiasi attacco, ma alle volte si sente un po' come un bignè: la pasta morbida riesce a stento a proteggere la crema del ripieno.
Tra dubbi, piccole gioie, sbalzi emotivi, incertezze, tentativi andati a vuoto, piccoli e grandi successi, fortuna e sfortuna, la vita di Luna continua tranquilla e spesso un po' monotona. Come la vita di chiunque altro.
Si potrebbe definire uno "slice of life" come genere, ovvero una storia che parla di vita, ma non è del tutto corretto, in quanto, come già detto,non ha una trama vera e propria.
Luna è semplicemente l'alter ego dell'autrice e nel corso delle 210 pagine del volume impareremo a conoscerla bene. Infatti il fumetto è strutturato come un vero e proprio diario (con tanto di date nell'intestazione della pagina); questo perché si tratta di una raccolta di strisce che l'autrice pubblica regolarmente sul suo blog (nello specifico, contiene tutte le strisce del 2006).
Attraverso Luna viviamo ad ogni pagina un piccolo episodio quotidiano, una riflessione, una lamentela, un'emozione condensata in pochissime vignette: strisce di una sola facciata, con tre o quattro riquadri, che solo raramente occupano due facciate.
Le emozioni e le situazioni, così condensate, risultano vivide ed efficaci, presentandosi con una forza inaspettata per un prodotto tanto semplice. Ma è proprio la semplicità che ci permette, da iniziali spettatori, ad entrare nel mondo di Luna in pochi minuti, a immedesimarci in lei e a rivivere episodi del nostro quotidiano attraverso la lettura.
E' fin troppo facile immedesimarsi nella protagonista (ovviamente più semplice per le signorine) e le strisce ci ricorderanno spesso e volentieri la nostra vita, bella o brutta che sia. Perché nonostante lo stile coloratissimo e allego, questo piccolo diario non è tutto rose e fiori: ci sono alti e bassi, momenti di sconforto e malinconia.
Ed è questa la vera forza del volumetto: è incredibilmente reale. La protagonista è lontana da qualsiasi stereotipo e le emozioni che prova sono autentiche, tangibili, umane. Luna è una persona normalissima, con un lavoretto non proprio soddisfacente ma che è meglio di niente, con un sacco di dubbi circa il futuro, che cerca di affrontare la vita con ottimismo ma che ogni tanto crolla inesorabilmente. Ma si riprende pure e tira avanti un altro po'.
Lo stile di disegno può far storcere il naso agli appassionati del manga classico: stilizzato e superdeformed sembra quasi realizzato in vettoriale. Ma dopo poche pagine di lettura ci si rende conto che non c'è stile migliore per questo fumetto. si amalgama perfettamente con le atmosfere e i temi presentati: è semplice, immediato ed espressivo. Il volume è interamente a colori, e questo aggiunge quel tocco di personalità senza il quale questo tipo di disegno renderebbe la metà.
Lo consiglio caldamente, ma non a tutti.
Essendo il diario di una ragazza in cane ed ossa, è molto più vicino alla sensibilità femminile, e i maschietti potrebbero trovarlo noioso o inconcludente. D'altro canto sarebbe una bella occasione per sbirciare dentro la testa di una ragazza e vedere davvero come pensa (ci sono tante altre cose a cui pensare oltre al trucco e ai vestiti, nell'incomprensibile universo femminile).
Oltre a questo, secondo me è necessario avere almeno vent'anni per goderselo appieno. Non dico che un adolescente non lo debba o non lo possa leggere, ma di sicuro lo sentirà meno vicino, in quanto certe esperienze di vita e certi problemi ancora gli mancano.
Ma se siete in un periodo letargico e avete voglia solo di rilassarvi oppure se siete giù e vi sentite arrivati ad un punto morto, se avete dei dubbi circa il futuro, leggetelo.
Non fa miracoli, ma aiuta. Vi farà sorridere come se qualcuno vi avesse messo una mano sulla spalla per darvi un po' di conforto.
Per smettere di sentirsi bignè e tornare ad essere degli sfilatini.

Questo non è il mio corpo

Questo volumetto dovrebbere essere letto da TUTTI

Ho procrastinato parecchio la recensione del manga di cui finalmente vi parlo oggi, perché sapevo che mi sarebbe costata tempo ed energia. So già che verrà lunga, ma h davvero troppo da dire in merito. Cercherò comunque di contenermi.
Stasera vi parlo di "Questo non è il mio corpo", un volume autoconclusivo di Moyoko Anno datato 2002, che tratta principalmente il tema dell'anoressia e della bulimia.
In Giappone rientra nella categoria "josei", ovvero fumetti indirizzati ad un pubblico femminile adulto.
In Italia è stato pubblicato da Kappa Edizioni per la collana Manga San, una raccolta di opere rivolte ad un pubblico adulto. Se pensate che i fumetti siano roba da bambini e ragazzini, potete cominciare la redenzione a partire da qui.
Cominciamo con ordine, dalla trama. Dopo di quella non so quanto riuscirò a continuare con ordine.
Noko Hanazawa è una giovane impiegata con un grosso problema: il cibo.
Ad ogni ostacolo che incontra nella vita, che siano insulti, tristezza, difficoltà di qualsiasi genere, reagisce nello stesso modo, ovvero mangiando compulsivamente. Da una parte questo le fa dimenticare ogni cosa, regalandole un momento di benessere, dall'altra non fa che peggiorare il suo stato di sovrappeso, attirando su di lei ancora di più la cattiveria dei ragazzi per strada e delle maligne colleghe d'ufficio.
Il suo ragazzo sembra non curarsene, anzi, si oppone all'idea che lei intenda dimagrire. Ma dopo che Naoko scoprirà di essere stata tradita, comincerà una dieta con l'obiettivo di perdere trenta chili.
Purtroppo i risultati tardano ad arrivare, e la nostra protagonista scivola nella spirale del digiuno, del vomito indotto, delle diete assurde e fai-da-te, rincorrendo quel corpo magro che secondo lei sarebbe l'unica cosa a darle la felicità.
Ci troviamo di fronte all'ennesima opera provocatoria e accusatrice della Anno, che questa volta se la prende con un problema sociale sempre più marcato tanto in Oriente come in Occidente, ovvero l'identificazione del sè in base al corpo e all'immagine di esso.
Attenzione, non stiamo parlando di transessualismo, bensì degli stereotipi commerciali di "bello" o "brutto". In particolar modo del fatto che un corpo grasso non solo è brutto a priori, ma è anche socialmente inaccettabile.
Il manga si basa sulla ricerca di un'accettazione sociale non in quanto individuo, ma in quanto involucro. Non si parla di magrezza per motivi di salute, si parla di ossessione verso il cibo (e in egual misura di odio per esso), perché è un ostacolo per l'inserimento nella società.
La colpa non è solo delle persone, è colpa dei modelli mediatici che ci bombardano in continuazione. Ma quand'anche una persona intelligente riesca a tirarsi fuori da questa dipendenza mentale, sono gli altri le persone intorno a noi, a farci sentire inadeguati. Loro, che hanno accolto e condividono (volenti o nolenti) gli stereotipi di cui sopra, si sentono in diritto e quasi in dovere di additare il "diverso", il "brutto", in questo caso il grasso.
La magrezza è solo uno degli aspetti di cui parla questo fumetto, e anche se è il più importante non è l'unico.
Si parla soprattutto di rapporti sociali, e di come l'essere umano abbia bisogno di sentirsi migliore di qualcun altro per sentirsi realizzato. Abbiamo bisogno di controllo.

La protagonista non sceglie di dimagrire perché si sente male nel proprio corpo, per interrompere un disturbo ossessivo-compulsivo dannoso, per liberarsi da una dipendenza psicologica, né per un qualsiasi altro motivo davvero autonomo e ragionato. Vuole perdere peso perché si giudica talmente brutta da non meritarsi un ragazzo. Insomma, vuole dimagrire perché sogna un'utopica felicità che arriverà, come per magia, dopo essersi liberata dei suoi trenta chili di troppo.
Il ragazzo invece, dal canto suo, è una persona orgogliosa, ma dalla personalità anonima e poco incisiva. Anche nell'aspetto non è né bello né brutto. L'unica soddisfazione che ha è tenere sotto controllo Noko, impedendole di dimagrire così non lo lascerà mai (perché chi altro potrebbe mai volere una ragazza grassa?). Riversa su di lei il proprio bisogno di controllo, e se la tiene stretta perché in fondo non pensa di poter controllare nessun altro all'infuori di lei, e il suo orgoglio ha bisogno di essere costantemente alimentato.
Altro personaggio importante è Tachibana, una delle colleghe della protagonista, bellissima e provocante. E' al contempo un'antagonista e un modello da seguire. Priva di reali soddisfazioni, gode nel far star male le persone che lei giudica "inferiori", e non perderà occasione di tormentare Noko. La quale, una volta decisa a dimagrire, la prenerà come modello di riferimento, perché "è bellissima".
Sono loro i punti focali del racconto, ma c'è anche un carosello di personaggi che vanno e vengono, e tutti, o quasi, hanno in comune la stessa cosa: non sono personaggi positivi.
Sono persone grette, superficiali, ignoranti e insoddisfatte, esattamente come la nostra protagonista, pedine grigie della società moderna che, incapaci di comprendere quali siano i valori sani del vivere, prendono in prestito quelli più facilmente comprensibili e alla portata di tutti.
La protagonista, come del resto tutti gli altri, non subisce alcuna evoluzione durante il racconto. E' gente comune (non nel senso che sia normale una mentalità simile, ma nel senso che gran parte della gente è purtroppo così), anonima, che rincorre valori poveri e non pensano nemmeno per un attimo di stare sbagliando. E senza ammissione dell'errore non esiste crescita.

Il disegno, così come il tema trattato, non è gradevole. E' tipico dell'autrice, nervoso, scarno, frammentario. Al tempo stesso è vibrante di energia, ed è perfetto per un'opera simile: in pochi tratti racchiude la bruttura dei personaggi, più interiore che esteriore. Le tavole sono dominate da grandi quantità di bianco, con contrasti di nero pieno visivamente molto forti, che riescono a trasmettere una vaga sensazione di disagio.
Tra tema, disegno, personaggi e trama questo fumetto è una perla di realtà cinica, terribilmente reale e amaro. non sono simpatici i personaggi, non sono simpatici i disegni, così come non è simpatica la società nella quale viviamo, società che ci spinge all'insoddisfazione e ci fa aspirare a cose che noi per primi idolatriamo come garanti di felicità. Quando infine otteniamo queste cose, scopriamo che sono solo feticci, e riversiamo la frustrazione su altro, spesso su altre persone, che a loro volta ripeteranno l'operazione su terzi, rinnovando il circolo vizioso di questo mondo storto.
E, come ultimo messaggio (perché il cinismo non è mai troppo), l'autrice ci fa vedere come in fin dei conti, se qualcuno ti vuole tormentare non ha bisogno di prendersela con il tuo aspetto fisico. Se la gente vuole fare la stronza, trova il modo di farti impazzire, magro o grasso che tu sia. Il rispetto e la felicità si conquistano in ben altro modo.

Tutta l'opera è un viaggio deprimente nel mondo dell'insoddisfazione personale. Deprimente non in quanto si arriva a provare pena per la protagonista e per la sua "sfortuna" (che metto tra virgolette, perché in buona parte se l'è creata da sola), ma perché gran parte di quello che viene narrato è tristemente vero.
La gente non ha più tempo e voglia di tuffarsi in profondità nel mare della vita per pescare le perle, si accontenta di quello che galleggia in superficie.E tutti sappiamo cosa galleggia benissimo, sull'acqua. Il problema è quando ci viene propinata come oro colato.
Consigliato a chi cerca il fumetto d'autore, a chi è stanco delle storielle edulcorate sull'amore e sull'amicizia, a chi si sente cinico, a chi si sente realista, agli insoddisfatti, a chi ha voglia di una secchiata gelida di realtà, a chi è disposto a fermarsi a riflettere un attimo.
E a tutti gli altri.

Uzumaki

Una piccola perla da incubo

Lo so, ho fatto qualche giorno di assenza causa vita sociale (non è negativo per me ma per il blog si).
Stasera vi parlo di un maga che mi ha consigliato la mia ragazza e che ho approcciato in modo abbastanza scettico: Uzumaki, di Junji Ito, datato 1998.
In Italia è inedito, ma sono usciti i DVD dell'anime.
Ho scoperto solo dopo che avevo letto altro dell'autore (in Italia è stato pubblicato Tomie, un volume unico targato Hazard Edizioni), che è considerato uno dei maestri dell'horror giapponese, e che ha prodotto già un bel po' di roba, anche se di qualità altalenante.

Per quanto Uzumaki, cominciamo con il dire che la trama è bizzarra e intrigante.
Cercherò di farvi un riassunto, anche se mi sarà davvero difficile riuscire a trasmettervi l'essenza grottesca dell'opera.
La protagonista vive nella piccola cittadina giapponese di Kurozu-Cho, un posto isolato tra le montagne e costruito sulla base di un antico villaggio, del quale sono rimasti in piedi pochi edifici, ormai in rovina.
Un giorno la ragazza incontra quello che riconosce essere il padre del fidanzato, accucciato in un vicolo e intento a fissare il guscio di una chiocciola. nonostante i tentativi di conversazione, l'uomo non le risponde.
Poco più tardi apprenderà dal figlio che effettivamente suo padre è un po' che si comporta in modo strano: ha infatti sviluppato una bizzarra ossessione per tutto ciò che richiama, tramite il movimento o la forma, una spirale. Ha addirittura smesso di andare al lavoro e passa la giornata a collezionare ed osservare oggetti spiraliformi.
Il ragazzo la mette anche in guardia, dicendole che la città è "contaminata dalle spirali", ed è necessario andarsene il più presto possibile.
Non passa molto tempo prima che il padre di lui muoia in circostanze grottesche e misteriose.
Da questo primo decesso inizieranno una serie di sparizioni, mutazioni e morti assurde. Il fulcro di tutto torna ad essere la spirale, questa forma che avvelena, ipnotizza, porta le persone alla pazzia, in un apocalittico crescendo.
Il manga parte con episodi autoconclusivi, ma pian piano assume una forma propria e tutto confluisce in una trama che, per quanto allucinata, ha un senso.
Grazie alla formula episodica e alla brevità (tre volumi in tutto), riesce ad affascinare, stuzzicare costantemente la curiosità del lettore (e il suo gusto del macabro) e a non essere pesante. L'autore avrebbe potuto continuare all'infinito, ma ha avuto il buon gusto di non strafare, mantenendo così un ritmo in crescendo che trascina il lettore fino all'apocalittico finale.
Finale che, se qualcuno avesse davvero capito, mi faccia la cortesia di spiegarmi, perché mi ha lasciato perplesso e un po' confuso. Si, è uno di quei fumetti nei quali alla fine ti chiedi "che cazzo è successo?"; una grossa pecca purtroppo tipica di una buona fetta della produzione horror nipponica e non.

Il disegno all'inizio mi ha lasciato perplesso. nonostante l'opera infatti sia datata 1998-99, lo stile sembra uscito dalla produzione degli anni '70/'80.
Ad un esame più attento e con il proseguire della storia però ho avuto modo di apprezzarlo. L'autore ha un tratto ricchissimo di dettagli e tratteggio il quale, unito ad un'impostazione della tavola studiato e al taglio quasi cinematografico di molte vignette, crea un'atmosfera appropriata e contribuisce a mantenere il ritmo.
Questo tipo di disegno dettagliato, unito alla trama macabra, crea un manga grottesco e a tratti disturbante. Non ci sono scene eccessivamente splatter con budella che volano a destra e a sinistra, ma è ricco di deformità al limite della perversione, che per certi versi mi hanno ricordato le mostruosità descritte nei racconti di Lovecraft.
Altra nota positiva (almeno per me): il manga è totalmente privo di fanservice erotico. Sarebbe stato fin tropo facile, in una storia dove ci sono delle liceali in gonna e dei turbini di vento, piazzare inquadrature di mutandine a raffica. E invece niente. Bravo Ito, bravo.

Quello che invece mi ha lasciato davvero deluso sono i personaggi e le reazioni umane. Partiamo da queste ultime.
In questa cittadina sta succedendo di tutto, gente che muore, che gira su se stessa, zombie, persone a cui crescono bubboni e altre appendici sul corpo... e il resto dei personaggi che fa? Niente. non allertano la polizia, la guardia nazionale, non arriva nessuno a studiare questi fenomeni assurdi. Tutti se ne fregano e ogni capitolo inizia come se non fosse mai successo nulla.
I personaggi, soprattutto la protagonista, sono irritanti. Non c'è nessun processo di crescita personale. Lei è completamente svampita, e nonostante abbia il moroso che la metta in guardia ogni volta, nonostante abbia visto ogni sorta di mostruosità, nonostante sappia benissimo che le spirali sono l'incarnazione del male... ogni volta casca dal pero.
Ogni volta che lui le dice "stai lontano da quella persona" lei se la prende pure, rispondendo "non ti permettere di giudicare così i miei amici!".
Ogni volta che lui fugge urlando da un posto, lei pensa "oh, ma guarda un po', si comporta in modo sempre più strano". Imbecille.
quel ragazzo è un santo, meriterebbe un monumento solo per non averla mai presa a ceffoni.

Io vi consiglio di provarlo. Prendetevi un po' di tempo per abituarvi ai disegni e cercate di ignorare la protagonista imbecille, l'opera in sè merita.
Se poi siete degli amanti dell'horror, del grottesco, del paranormale, del macabro o dell'inquietante, non potete farvelo scappare.

Dog's days of summer

Non partite prevenuti, non è una patacca

Sono reduce dal Pordenone Comics di domenica, e per evitare di scrivere un lungo e noioso post in cui mi lamento di come dieci anni fa fosse più divertente e gratificante fare cosplay, ho ripescato fuori dal cilindro un webcomic che mi ero completamente dimenticato.
Mi dimentico sempre di un sacco di cose, del resto.

Visto che si va verso la bella stagione e inizia a fare un caldo assassino, il webcomic di oggi è Dog's Day of Summer.
Conclusosi nell'agosto 2007, questo fumetto ha vinto nel 2008 il Best Anthropomorphic Other Literary Work dell'Annual Anthropomorphic Literature & Arts Awards (URSA), un premio simile agli Hugo per la fantascienza, con la differenza che si occupa del genere antropomorfo (furry, in gergo), dove i protagonisti sono animali appunto antropomorfizzati.
Non amo particolarmente il furry e il motivo principale è perché pare sia di moda: mi trovo DeviantArt invaso di disegni di questo tipo. E dopo un po', c'è di che averne le palle piene.
Ma come per Red Lantern, di cui ho parlato un bel po' di tempo fa, anche per questo titolo farò un'eccezione.
Siamo in Australia all'inizio dell'estate (e quindi della stagione turistica). Diego è un dingo disinibito, che ha fama di essere sempre a caccia di turisti e amante instancabile.
Peccato che riceva una telefonata da uno dei suoi numerosi ex, che gli chiede di ospitarlo per qualche giorno. Sembra che tra i due ci fosse stato qualcosa di serio e il tornare a vedersi scatena in Diego un flusso crescente di rimpianti, rimorsi e sensi di colpa, che il protagonista farà di tutto per nascondere e mantenere così la sua reputazione di duro.
La storia è un seguito interamente a colori del precedente First Time for Everything, ma gli è di gran lunga superiore. Io consiglio di leggerlo per primo, ed eventualmente godersi l'altro a livello di flashback.
Non solo i disegni sono migliori, più maturi, e godono di una splendida colorazione, ma anche perché anche il soggetto e l'approccio ai temi trattati ha subito un'evoluzione notevole.
Dog's Days infatti è decisamente meno erotico del primo, e verte decisamente sul romantico, diventando a tutti gli effetti una breve commedia romantica riuscita a parer mio molto bene.
Non è nulla di eccezionale, intendiamoci, ma è una valida alternativa alla marea di fumetti antropomorfi senza arte nè parte che circolano sul web.

Perché c'è da dire che i disegni sono degni di nota.
Dog's Days of Summer è frutto della collaborazione di due artiste statunitensi, riunite con lo pseudonimo di Blotch, già vincitrici di numerosi premi nel campo dell'illustrazione. E se lo sono meritate, direi.
I disegni sono realizzati interamente a mano, alla vecchia maniera insomma, niente computer. Inchiostro, chine, acrilici, matite acquerellabili o acquerelli.
Le figure sono piene, dinamiche, i volti estremamente espressivi senza risultare eccessivamente deformati. In molti tratti è distinguibile uno stile leggermente disneyano, soprattutto per quanto riguarda i volti dei protagonisti; in ogni caso c'è una fortissima influenza cartoon.
Ma come abbiamo visto, i soggetti sono tutt'altro che infantili.
Attualmente stanno lavorando su un nuovo progetto, Nordguard, dateci un'occhiata se vi va, qui il livello grafico schizza ancora più in alto.

In sostanza, è un fumetto a sfondo romantico, con personaggi credibili e caratterizzati molto bene, cosa non semplice da fare in un fumetto di ottanta pagine.
Non partite prevenuti: si, è un fumetto a tematica omosessuale. Ma come già detto, si concentra sulle relazioni e non sul sesso (bè, c'è qualcuno a cui questo potrebbe anche dispiacere, lo so).
Io consiglio di fare almeno un tentativo. I tempi iniziali sono un po' accelerati e la narrazione è quasi frettolosa, ma si assesta presto in ritmi ben calcolati e coerenti.
La prima parte la trovate comodamente sul sito ufficiale... buona lettura!

Seton

Non è un western da quattro soldi, anzi, è avanti anni luce rispetto alla maggior parte dei fumetti

Oggi voglio farvi conoscere un manga che meriterebbe molta più popolarità, in mezzo a tutta l'immondizia che viene pubblicata.
Si tratta di Seton, opera in quattro volumi sceneggiata da Yoshiharu Imaizumi e disegnata al grande maestro Jiro Taniguchi.

Seton è un manga che potremmo definire storico, in quanto ripercorre alcuni episodi della vita di Ernest Thompson Seton, scrittore e illustratore naturalista statunitense, ad oggi considerato il precursore dello scoutismo.
I suoi romanzi più famosi hanno come protagonisti gli animali, ma il manga si basa su un adattamento a fumetti dei diari dello scrittore, la cui figura in Giappone è piuttosto popolare, e i suoi trattati vengono consigliati a livello scolastico.

Ambientata nel Nord America tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, l'opera ci propone episodi di confronto tra l'uomo e la natura, tratteggiando un quadro di abitudini ed equilibri oggi completamente scomparsi.

I quattro volumi di cui è composta l'opera sono leggibili anche singolarmente.

1. Lobo, il re dei lupi
Nelle sconfinate pianure americane, Seton, ormai adulto, si trova a confrontarsi con un branco di lupi che fa sistematicamente razzia di bestiame. Il capobranco, chiamato Lobo dai mandriani, è diventato un animale quasi leggendario: è scaltro, prudente, considerato imprendibile.
E' l'inizio di una caccia senza quartiere per catturare l'inafferrabile animale, durante la quale si svilupperà un rapporto di competizione, frustrazione, ma anche profondo rispetto.

2. Il ragazzo e la lince
Un giovanissimo Seton si trova bloccato in una capanna in mezzo ai boschi, ospitato da parenti. Il padre di famiglia è costretto ad assentarsi per qualche tempo a causa di una malattia, che entro breve arriverà a debilitare anche il resto della famiglia, lasciandoli debilitati e vulnerabili.
Intanto, fra i boschi si aggira una lince: ha due cuccioli da sfamare, e il cibo scarseggia. Presto si avvicinerà alla casa, iniziando a rubare il cibo e a diventare un serio pericolo per le persone, ormai quasi incapaci di difendersi.

3. Il cervo di Sandhill
Seton, ormai adolescente, trascorre un periodo tra le foreste innevate americane. I cacciatori del posto gli rivelano che da quelle parti si aggira un maestoso cervo al quale tutti danno la caccia, ma che è impossibile catturare.
Con la presunzione tipica dell'uomo, il giovane inizia la caccia. Durante le peregrinazioni sulle tracce del cervo, avrà modo di esplorare luoghi isolati e suggestivi, di entrare in contatto con la cultura dei nativi americani e di intraprendere un viaggio interiore che lo porterà ad una maggiore consapevolezza di sè e degli equilibri naturali che lo circondano.

4. Monarch, l'orso del monte Tallac
Nell'ultimo volume, il protagonista viene a conoscenza della storia di Jill e Jack, due cuccioli di orso allevati dal cacciatore che ne aveva ucciso la madre, e dai quali si è poi dovuto separare.
Seguiremo la travagliata vita dei due animali, passati di mano in mano a padroni diversi, della loro riconquista della libertà e della loro natura primitiva.

Questo manga ha molto da dire. Si può, in un certo senso, definire "ambientalista", pur esulando dal concetto di ambientalismo e animalismo moderni.
Con Seton, infatti, si ritorna ad un rapporto uomo/natura più antico e puro, nel quale sopravvive il più forte, con la punta di amarezza che nasce dal constatare che l'uomo alla fin fine ha sempre la meglio. Il che non è sempre un merito.
L'animale infatti, agisce per sopravvivere. L'uomo arriva ad un comportamento tale solo in casi estremi; più spesso assedia e distrugge la natura per interesse personale.
Il lupo, la lince, il cervo e l'orso non agiscono mai per malvagità o scherno nei confronti dell'uomo: seguono i loro istinti e si adattano alle circostanze. L'uomo è più versatile e agisce per motivi differenti: interesse, presunzione, sopravvivenza.
Ed è questo che sminuisce la razionalità dell'uomo di fronte alla natura: per quanto possa ucciderla, rovinarla, avere la meglio su di essa, appare sempre minuscolo, incoerente, contraddittorio.
Ma la forza del manga sta proprio nello spiegare questi rapporti senza forzare una morale: giusti o ingiusti che siano, li presenta in modo diretto, neutrale, facendo vivere a noi quelle esperienze attraverso gli occhi del protagonista.
Il quale, in quanto uomo, cerca di elevarsi al di sopra della natura, ma al contempo nutre per essa un profondo rispetto. Cerca di stabilire un legame con gli animali: a volte ci riesce, a volte no, lungo un percorso di crescita interiore che lo porta man mano a comprendere come rapportarsi ad essi e a riconoscere i limiti che esistono nella convivenza tra uomo e madre Terra.

Il tratto di Taniguchi è splendido ed esula dallo stile manga classico, fondendosi ampiamente con le tendenze europee e americane e vertendo nettamente sul realistico, pur mantenendo un leggero tocco caricaturale per accentuare le espressioni, soprattutto negli animali.
L'anatomia è estremamente curata e l'autore rappresenta con mestria uomini, animali e paesaggi, abbondando in dettagli minuziosi e ricercati. Le tavole sono ricche di retini, che si amalgamano perfettamente con il chiaroscuro tratteggiato e le campiture di nero pieno, dando la sensazione, ad ogni vignetta, di osservare un piccolo quadro.
Ma nonostante questa ricchezza di dettagli, i disegni godono di un eccellente dinamismo e fluidità, risultando sempre freschi e leggeri, con tavole che sono allo stesso tempo piene ma pulite.

In conclusione, è un'opera diretta, genuina, a tratti dura e a tratti poetica, totalmente scevra di facili moralismi e di pretese di elevazione o nobilitazione dell'uomo o dell'animale al di sopra di ciò che veramente sono.
Un manga poetico, profondo, con grandi lezioni da impartire.

Il Campo dell'Arcobaleno

Poetico, filosofico e psicologicamente brutale
"Una volta Zhuang Zi sognò d’essere una farfalla,
che volava qua e là, felice di se stessa,
e senza sapere d’essere Zhuang Zi.
Quindi si svegliò, e gli sembrava d’essere, senza dubbio, Zhuang Zi.
Ora però non sapeva piú se fosse Zhuang Zi
che aveva sognato d’essere una farfalla,
o una farfalla che sognava d’essere Zhuang Zi.
"

Oggi riciclo una vecchia recensione, con il timore che vada persa nei meandri del computer (prima era sul mio vecchio blog di recensioni manga che ho cancellato per la poca costanza con cui ci scrivevo), e vi parlo di uno dei miei fumetti preferiti di uno dei miei autori preferiti, Inio Asano. E il titolo è Il Campo dell'Arcobaleno.

Parlarvi della trama sarà difficile, perché non esiste una trama vera e propria. E' un grande intreccio costituito dalle vite e dai ricordi dei numerosi personaggi.
Il manga inizia nel presente, per poi saltare continuamente tra presente e passato.
Ci vengono presentati dei bambini, tutti molto diversi tra loro e ognuno a suo modo speciale, li ritroviamo nel presente e viviamo attraverso i loro ricordi. Ricordi che però sono spesso frammentari e illusori. Li vediamo crescere, sperare, affrontare i propri scheletri nell'armadio e affrontare quelle memorie che, come tutte le memorie dei giorni d'infanzia, spesso ci rendono un quadro distorto di ciò che è davvero successo.
Filo conduttore del racconto è il Campo dell'Arcobaleno che dà il titolo al volume, che non è altro se non uno spiazzo erboso sulle rive di un fiumiciattolo, o per meglio dire uno scolo, risalendo il quale si accede ad una galleria buia attorno alla quale circolano strane leggende.

Ci troviamo di fronte ad un titolo molto particolare.
Richiede una buona concentrazione e, possibilmente, più di una lettura per goderlo appieno, in quanto le interpretazioni sono molteplici, e fino a tre quarti del volume è difficile scorgere l'intreccio di fondo.
La narrazione è cruda, dura, violenta, così come i personaggi che spesso nascondono lati imprevisti della personalità.
I salti temporali nella trama sono imprevedibili e non dichiarati; possono rendere difficile la lettura; ma alla fine l'autore riesce a tirare le fila magistralmente, chiudendo tutto con un finale incisivo e d'impatto. Non preoccupatevi quindi, tutto sarà spiegato... e lasciato a voi perché ne traiate le vostre conclusioni.
Le atmosfere sono oniriche, sfuggenti, non ci sono quasi dialoghi, solo brevi monologhi che lasciano sempre il senso di incompiuto, di un pensiero a fior di labbra rimasto inespresso.

I personaggi di sicuro sono ben costruiti, ma la forza del manga sta nell'intreccio più che in essi. Tuttavia, sono affascinanti ritratti dell'uomo comune, che dietro ad una faccia anonima e ad un comportamento conformato alle norme di "accettabilità" della massa può nascondere una personalità brutale, deviata, violenta o geniale.

I disegni sono molto curati e precisi, con una personalità moderna e tagliente.
I personaggi sono caratterizzati bene anche con pochi tratti e mantengono i tratti somatici tipicamente orientali. L'autore qui e là fa utilizzo del computer, ma non si nota per niente, è uno di quei casi dove i ritocchi virtuali si integrano perfettamente con il disegno, lasciando inalterato il sapore del umetto "classico", realizzato a mano.

Un titolo non per tutti, ma da provare assolutamente se si cerca un prodotto particolare o comunque fortemente distanziato dalla massa. Assolutamente non convenzionale. L'ho dovuto leggere un paio di volte per capirlo bene, i salti temporali a volte sono spiazzanti, ma nulla è lasciato al caso; si vede che dietro le quinte è stato tutto studiato minuziosamente.
Se passate in fumetteria e se avete la fortuna di trovarlo, portatelo a casa: questo librone nero costerà anche una decina di euro, ma vale più di venti numeri di un qualsiasi fumetto mainstream.

Cat vs Human

In questo blog, questo non poteva mancare

Scusate l'assenza di questi ultimi giorni, ma sono stato un po' preso. Preso da cosa? Ve lo dico nel post di domani.
Oggi volevo farvi conoscere un fumettino che sul web sta spopolando. Per chi ancora non lo conoscesse, non sa cosa si è perso.
Quindi, dopo Simon's Cat, vi presento Cat vs. Human.
Anche questo è partito come qualcosa di completamente amatoriale, e si è arrivati a vederne pubblicato un libro. Ma l'intero progetto ha un sapore ancora "casalingo"; si vede che l'autrice, principalmente, si diverte (ad esempio, non è ancora passata ad un sito professionale, continuando a gestire un semplicissimo blog).
Di lei sappiamo poco. si chiama Yasmine, fa l'illustratrice, ama i gatti e lei stessa dice che la gente la descrive come "socialmente inetta e con la personalità di un foglio bianco". No no, non è una ragazzina emo e depressa, è semplicemente una che ha imparato cosa significhi l'autoironia. 

Ma veniamo alle cose importanti. Di cosa parla il fumetto?
In sintesi, l'autrice ci presenta piccoli episodi quotidiani  che hanno come protagonisti sè stessa e i suoi gatti. Spesso vedremo anche il fidanzato e il suo cane, ma il punto focale è lei.
Il fumetto in sè non "fa ridere"... ma come Simon's Cat ritrae bene ciò che deve passare chiunque condivida la sua casa con uno o più gatti. E' meno esagerato, e per questo meno buffo, ma io lo trovo comunque spassosissimo.
La differenza principale con Simon's Cat è che quest'ultimo è godibile un po' da tutti, mentre Cat vs Human è indirizzato principalmente a chi possiede un micio. E queste persone gongoleranno un sacco, ve lo assicuro. Infatti, si troveranno non solo a pensare "anche il mio gatto fa così!", ma anche "anche io faccio così!".
Lo stile i disegno è estremamente femminile, e secondo me risente dell'influenza Jappo. Che sia perché l'autrice legge manga/guarda anime o più semplicemente perché il web è ormai invaso da grafiche simili che ne hanno influenzato lo stile non lo so. Però è estremamente piacevole, colorato con tinte pastello che contribuiscono a creare un'atmosfera "soft" e quotidiana.

In sintesi, un piccolo progetto con una scintilla di genialità. Consigliatissimo.

Oglaf

Questa è innocua. La maggior parte però non lo è.

Sono stato sia colto da un attacco di pigrizia che impegnato, negli ultimi giorni.
Siccome la pigrizia persiste ma non voglio lasciar andare il blog alla deriva, oggi tocca ad un post veloce veloce.
Non preoccupatevi, sarà veloce ma il soggetto è spassoso.
Se non conoscete Oglaf, non sapete che vi state perdendo.
Si tratta di una serie di strisce (fumetti, fumetti) ambientate nel classico mondo fantasy-medievale. Ce ne sono alcune di innocue... ma la maggior parte no.
In che senso? O l'autore è represso sessualmente, o è un pervertito, oppure un genio. In ogni caso, una volta a settimana (circa) ci propina una nuova tavola...e quasi di sicuro il contenuto sarà a sfondo sessuale.
Osceno? Forse. Volgare? A volte. Spassoso? Si, assolutamente si.
Non è un fumetto erotico, è molto più semplicemente demenziale. A me in genere le tematiche sessuali, se fini a se stesse o fuori contesto, danno fastidio. Invece questo fumetto mi fa ogni volta sghignazzare come un cretino.
Non vi preoccupate (anche se non penso che vi stiate preoccupando, dai, qui nessuno è santo), ci sono strisce anche più o meno normali (si veda quella postata), che sono ugualmente demenziali e lollose.
Provare per credere.

http://www.oglaf.com/

Red Lantern

Niente a che vedere con Lanterna Verde, eh.
 Oggi vi propongo la mia ultima scoperta in fatto di web comics, ovvero di fumetti creati appositamente per il web.

Ho trovato "Red Lantern" per caso, su DeviantArt. Dato che le tavole che ho troato lì non sono state caricate dall'autrice, ma da una persona che non detiene alcun diritto (e quindi mi auguro che vengano presto rimosse), ho fatto fatica a trovare più informazioni a riguardo.
Ma ne è valsa la pena.

La prima cosa che mi ha colpito è stato il disegno: illustrato interamente in digitale, il tratto è morbido e ricchissimo di dettagli, pur discostandosi dallo stile "patinato" che a quanto pare vada per la maggiore quando si tratta di rafigurare animali (o "furries", animali antropomorfi).
E' evidente che l'autrice ha maggior manualità nel disegno di canidi: tutti i felini tendono ad avere un muso leggermente troppo allungato... ma è un dettaglio al quale ci si abitua presto. Il punto forte delle tavole è l'atmosfera. Rukis se la cava più che bene con i giochi di luce, creando ambienti di volta in volta, caldi, asettici, freddi e via dicendo, riuscendo a creare qualcosa di "vivo".

Veniamo alla trama.
Amon è uno sciacallo che vive su un'isola facente parte di un arcipelago, dove la guerra che imperversa nel continente a sud non riesce ad arrivare. La classe dominante dell'arcipelago, le iene, lo controlla con pugno di ferro. Amon è stato venduto in giovane età alla proprietaria i un bordello e sono anni che vi lavora per riuscire ad estinguere il proprio contratto, saldare il debito e tornare ad essere libero.
Ma la cosa non è così facile: ormai non è più giovanissimo e non ci sono molti clienti interessati a lui; oltre a questo soffre di dolori alla schiena che gli danno non pochi problemi quando si esibisce come danzatore.
Le cose non miglioreranno quando gli verrà affidata una giovane tigre bianca, da istruire in modo che possa prendere il suo posto.

Non fatevi ingannare dalla trama. Per ora non è un fumetto da quattro soldi. E' classificato per un pubblico adulto, in quanto tratta temi come la schiavitù, la violenza, la prostituzione e l'omosessualità. Ma lo fa senza mai calcare troppo la mano, senza mai risultare morboso. Sopra ogni cosa è la storia di un uomo in lotta da anni per riconquistare la libertà, con le sue speranze, amicizie, paure ed affetti.
Vale la pena di darci un' occhiata anche solo per le splendide illustrazioni: come già detto, anche se non sono niente di particolarmente innovativo nè trasmettono forti emozioni, riescono a creare un giusto equilibrio di atmosfere grazie ad una studiata manipolazione della luce.

L'autrice, che si presenta sotto lo pseudonimo di Rukis, è una giovane artista emergente, e Red Lantern è il suo primo progetto di una certa consistenza.

Il fumetto -quasi- completo lo trovate nel sito ufficiale:  RED LANTERN